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sabato 3 settembre 2016

Panico referendum, Stiglitz: italiani, se votate crolla l’euro




Joseph Stiglitz, già Premio Nobel per l’economia, dichiara che teme una catastrofe per l’Europa, in particolare per quanto riguarda l’Italia: se vincesse il No nel referendum, potrebbe seguirne il crollo dell’euro. Di conseguenza, invita Renzi a “rinunciare al referendum” disdicendo la consultazione popolare. Stiglitz non è un giurista, dice Aldo Giannuli, ma almeno potrebbe informarsi prima di aprir bocca. Il referendum? Non dipende dalla volontà di Renzi, ma dalla Costituzione: che prevede norme precise in caso di revisioni costituzionali. Referendum confermativo obbligatorio, se la riforma della Carta non è approvata dai 2/3 di ciascuna camera, oppure se ne facciano richiesta 500.000 elettori o il 20% dei parlamentari. «E non è scritto da nessuna parte che possa essere revocato, rinviato o anche solo sospeso», tantomeno dal presidente del Consiglio: «Si chiamerebbe colpo di Stato». Se desse retta a Stiglitz, Renzi «potrebbe essere arrestato per attentato alla Costituzione». Ad allarmare però non è l’ignoranza del Nobel americano, ma il pensiero retrostante: «Se c’è pericolo per gli assetti di potere esistenti, e in particolare quelli monetari, si sospendono le garanzie costituzionali e si toglie la parola all’elettorato».
Così, infatti, avevano già detto «quei due gioielli del pensiero democratico che rispondono ai nomi di Giorgio Napolitano e Mario Monti». Il popolo «non può esprimersi su cose così complesse per le quali non ha le conoscenze necessarie», perché queste cose «le devono decidere le élite, quelli che sanno». E la sovranità popolare sancita dalla Costituzione? «Be’, è un bell’ornamento che fa la sua figura, ma non è che ci dobbiamo proprio credere!». Per Giannuli, «qui sta venendo a galla il carattere elitario, oligarchico e antidemocratico dell’ideologia liberista, e non c’è più neppure il pudore di far finta di dirsi democratici». Certo, l’uscita di Stiglitz rivela il timore della vittoria del No, che ormai «inizia a diventare panico nei salotti buoni di politica e finanza». Renzi sa di rischiare grosso: in caso di vittoria del No, «a “dimetterlo” ci penserebbe il suo partito (e non penso all’inutile Bersani e al decorativo Cuperlo, ma ai ben più fattivi Franceschini, De Luca, Fassino, Rossi) che cercherebbe di mettere insieme i cocci e non trasformare la sconfitta referendaria in una irrimediabile débacle elettorale», scrive Giannuli.
La legislatura potrebbe anche continuare grazie a Mattarella, Franceschini e Berlusconi, che potrebbero dar vita ad un “governo di scopo”. E  il peggioramento della situazione economica, insieme a una «opportunissima bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta» darebbero uno strepitoso alibi per farlo. Il “verdetto” della Corte Costituzionale è atteso per il 4 ottobre, ma i giudici potrebbero anche prendere tempo sospendere la decisione: «Se conferma l’Italicum, lo scontro sul referendum si radicalizzerebbe diventando l’ultima spiaggia contro il progetto di regime in atto. Se lo bocciasse, anche solo parzialmente, ci sarebbe un effetto di riflesso sul referendum, delegittimando il progetto renziano». Secondo Giannuli, Renzi «tradisce quella stessa paura che leggiamo nelle parole di Stigliz: non sappiamo se per un qualche sondaggio riservato, se per la previsione di una pronuncia sfavorevole della Corte o se per notizie che fanno temere un disastro bancario in ottobre, ma quello che si capisce è che Renzi cerca (invano, direi) di disinnescare la bomba, ritenendo più probabile la vittoria del No». Intanto, «ringraziamo Stiglitz per averci fornito questa ulteriore riprova sulla natura di questo referendum: uno scontro fra democrazia e oligarchia, senza mediazioni possibili: chi vincerà, chiunque esso sia, non farà prigionieri».


martedì 12 luglio 2016

Padroni stranieri per l’Italia, un paese creato per obbedire



L’inefficienza e la corruzione del sistema-Italia derivano dalla collocazione subalterna e asservita dell’Italia nella gerarchia delle potenze, quindi non è possibile curarle dall’interno dell’Italia, con mezzi politici o giudiziari o di altro genere. Promesse di questo genere sono pertanto mendaci o sciocche.

 Il dibattito politico e culturale resta sterile e impotente proprio perché non tematizza questa condizione giuridica internazionale di sudditanza dell’Italia, compresi i trattati e i protocolli riservati che sanciscono questa sua condizione, nonché il rapporto tra tale sua condizione da un lato e la sua decadenza dall’altro. L’Italia, dall’alto medioevo in poi, non è mai stata indipendente (tolta Venezia e qualche altra città), ma è stata assoggettata a potenze e interessi esterni; questa sua posizione è stata consolidata dai secoli, è divenuta uno dei principi cardine del diritto internazionale; i suoi governanti sono sostanzialmente al servizio di questi interessi e potenze: ottengono e mantengono la poltrona in quanto obbediscono un padrone esterno, e in cambio possono fare i loro comodi all’interno a spese dei cittadini (del resto, lo Stato unitario italiano nasce per interesse e intervento di Londra e Parigi).

Ahi serva Italia! I rari tentativi di ribellione e di difesa di interessi nazionali sono stati repressi con ogni mezzo, compreso l’omicidio (vedi il caso di Enrico Mattei) e il downrating (vedi il caso Berlusconi). Questa condizione millenaria diasservimento allo straniero, in particolare il fatto che i governanti italiani rispondono a interessi stranieri piuttosto che a interessi nazionali (tolti quelli forti, cioè la Chiesa e le mafie), impedisce il nascere di una coscienza nazionale, di una visione politica di lungo termine e di una classe politica con adeguata competenza: avendo la funzione di trasferire risorse dagli italiani a potentati stranieri, la classe dirigente italiana necessariamente è composta di ladri professionali con mentalità di ladri e compari tra loro. Infatti è connotata, complessivamente, da incapacità, nepotismo, corruzione, abuso, servilismo. Il suo orizzonte operativo è di breve o brevissimo termine. Non si cura di programmare. Vive e ruba alla giornata. Ogni governo fantoccio è un governo di ladri.
La popolazione percepisce queste caratteristiche del potere, e si adegua, ricorrendo all’arrangiarsi, al clientelismo, all’evasione fiscale, etc. Da qui derivano il basso senso civico e la sfiducia verso le leggi e la loro abituale trasgressione, da parte delle istituzioni prima ancora che dei cittadini. Il pesce puzza dalla testa. La decadenza di un siffatto sistema-paese è geneticamente predeterminata. Gli esempi di scelte eseguite da governi e presidenti italiani su ordine straniero e contro gli interessi nazionali sono abbondanti e macroscopici. Ne citerò alcuni che mi paiono particolarmente significativi:
- L’adesione a tre successivi sistemi di blocco dei tassi di cambio, di cui l’ultimo si chiama “euro”, tutti molto dannosi per l’Italia e molto vantaggiosi per i paesi del Nord Europa; i primi due sono già saltati dopo aver cagionato disastri. Tutti ci hanno inflitto deindustrializzazione e indebitamento, apportando per contro sviluppo e attivo commerciale ai paesi forti. Tutti hanno aumentato il divario rispetto a questi paesi, sotto la promessa di ridurlo.
- L’accettazione di scelte europee in materie monetarie, bancarie e fiscali che consentono ai paesi forti di violare le regole a cui invece deve sottostare l’Italia – vedi il sistema bancario tedesco, cui è concesso di usare leve multiple di quelle italiane e di ricevere aiuti di Stato – congiuntamente al fatto che all’economia italiana viene negato l’uso di strumenti finanziari che invece sono disponibili ai paesi forti dell’Ue, i quali quindi possono fare shopping e concorrenza sleale nei confronti dell’Italia, lo si sente!
- La partecipazione alla guerra contro la Libia, imposta via Quirinale a Berlusconi poco dopo la conclusione di un trattato di pace vantaggioso per l’Italia, e voluta nell’interesse di Regno Unito e Francia, a danno dall’Italia, che, per effetto dellaguerra, ha perso quote di risorse petrolifere a favore di quei due paesi, e inoltre si ritrova l’Isis a soli 80 km e un flusso disastroso di migranti.
- L’imposizione, sempre via Quirinale, come premier di Monti, che ha irrimediabilmente spezzato le gambe all’economia nazionale soprattutto dove competitiva con quella tedesca, e ha trasferito decine di miliardi spremuti dagli italiani mediante tasse folli per assicurare a banchieri tedeschi e francesi i profitti delle loro speculazioni criminali in Spagna e Grecia.
- La demenziale adozione del principio di pareggio di bilancio in periodo di recessione, che automaticamente determina la rarefazione monetaria (perché per realizzare un avanzo primario il governo estrae dal paese più soldi di quanti ne reimmetta, svuotandolo di liquidità), quindi insolvenze, licenziamenti, morie aziendali e avvitamento recessivo.
- La irragionevole adozione del bail-in, cioè del principio che, se una banca va male (di solito perché i suoi gestori hanno mangiato), anziché farla salvare dalla banca centrale a costo zero e punire i colpevoli, le perdite si scaricheranno su azionisti, obbligazionisti e risparmiatori – principio che mina alla base la fiducia nelle banche stesse e le rende tutte più deboli, perché adesso chi vuole investire nel capitale azionario di una banca o nelle sue obbligazioni sa che rischia di più, e richiederà tassi più alti.
Queste cose non sono novità dell’Europa Unita, ma la prosecuzione del trattamento già riservato all’Italia a Versailles nel 1919. Alla conferenza di Versailles, che definiva i nuovi assetti alla fine della Prima Guerra Mondiale spartendo tra i vincitori territori e colonie dei vinti, il premier francese Georges Clemenceau, soffrendo di prostatite e vedendo il premier italiano, Vittorio Emanuele Orlando, piangere spesso e a dirotto, disse: «Ah, magari potessi urinare così copiosamente come Orlando piange!». Perché Orlando piangeva tanto? Perché il governo italiano, nel 1915, aveva deciso di partecipare alla guerra, che sarebbe costata un alto prezzo di morti, feriti e spese, allo scopo, sancito dal Trattato di Londra del medesimo anno, di far salire di grado l’Italia, di farla equiparare alle nazioni di prima classe; ma, al contrario, l’Italia fu trattata male daUsa, Gran Bretagna e Francia in termini di dazi per le sue esportazioni, e fu esclusa dalla spartizione delle colonie tedesche e dei territori tolti all’Impero Ottomano, cioè fu esclusa da importanti fonti di materie prime nonché sbocchi per la sua sovrappopolazione, e rimase una paese di seconda classe.
Anzi, divenne un paese di terza classe, perché gli Usa, usciti dalla Grande Guerra come grandi creditori dell’Europa, in quel dopoguerra assunsero l’egemonia mondiale, spingendo nella seconda classe le vecchie potenze europee, e in terza il Belapaese. La Seconda Guerra Mondiale, col successivo piano Marshall e con l’europeismo, ha radicalizzato questa scomoda posizione di sub-subalternità di questo paese, che deve piegarsi agli interessi di due livelli di paesi padroni, e restare militarmente occupato dagli Usa anche dopo la fine della minaccia “comunista”. All’interno dell’Italia, ancora più sottomessi e sfruttati sono Veneti e Lombardi, che devono cedere buona parte del loro reddito per sostenere il meridione e Roma. Emigrare è quindi la scelta razionale più adatta per chi può farlo.
Ps: l’Italia attuale non è una colonia: non ne ha le caratteristiche giuridiche e funzionali perché nessuna potenza straniera si assume la responsabilità di governarla direttamente né manda coloni. Essa è bensì oggetto di imperialismo, che impone governi fantocci e politiche di suo vantaggio, mantenendola inefficiente come sistema-paese. Per funzionare, un paese strutturalmente inefficiente come l’Italia (Meridione inguaribilmente arretrato, mentalità parassitaria, burocrazia e partitocrazia marce, livello scientifico e culturale basso, popolazione vecchia) avrebbe bisogno di quello che aveva prima dell’Euro e prima del 1981, ossia di molta liquidità e molti investimenti pubblici a basso costo: è come un motore vecchio che brucia molto olio: bisogna rabboccarlo continuamente, altrimenti grippa.
(Marco Della Luna, “Italia, subalternità e corruzione”, dal blog di Della Luna del 20 febbraio 2016).


Sondaggio: gli europei temono per il proprio posto di lavoro a causa dei migranti



I dati provengono dai risultati di un sondaggio condotto dalla famosa società demoscopica francese Ifop e dalla britannica Populus su commissione dell’agenzia di informazione e radio Sputnik.


Secondo le cifre di un sondaggio Sputnik.Opinioni, il 50% degli abitanti della Francia, il 47% di quelli della Gran Bretagna e il 36% della Germania a cui è stato posto il quesito ritengono che l'immigrazione conduca alla perdita di posti di lavoro per gli abitanti autoctoni dei rispettivi Paesi. 
Alla domanda "Siete d'accordo oppure no con l'affermazione: l'immigrazione porta alla perdita dei posti di lavoro per gli autoctoni a beneficio dei migranti", il 24%, cioé quasi un quarto degli abitanti del Regno Unito non ha saputo dare una risposta. In Francia e in Germania invece hanno dimostrato un'alta consapevolezza, infatti appena il 5% dei francesi e il 6% dei tedeschi hanno scelto l'opzione "Non saprei".
Il sondaggio in Gran Bretagna è stato condotto dalla società Populus dal 15 al 21 aprile 2016, mentre in Francia e in Germania l'indagine è stata effettuata dalla compagnia Ifop dal 14 al 18 aprile 2016. Al sondaggio hanno preso parte 3042 rispondenti in Germania (989 persone), in Francia (1008 persone) e nel Regno Unito (1045). Il campione selezionato rappresenta la popolazione del Paese per sesso, età e posizione geografica. Il massimo margine di errore sui dati non supera il 3,1%, con una probabilità del 95%.


domenica 10 luglio 2016

Goldman Sachs assume Barroso, ex Presidente della Commissione Europea



Dopo avergli prestato indirettamente servizio nei suoi anni da presidente della Commissione Europea, Goldman ha deciso di assumere Jose Manuel Barroso come consigliere e direttore non esecutivo per le questioni economiche internazionali.
 
Barroso è stato presidente della Commissione europea dal 2004 al 2014 e primo ministro 2002 to 2004.
 
Secondo Reuters, Goldman e altre corporazioni finanziarie “sono viste come particolarmente vulerabili alla Brexit avendo confidato fino ad oggi sul passaporto finanziario dell'Unione Europea”. Se questo significa che Goldman stia cercando un lobbista influente quando dovrà uscire dal Regno Unito e cercare nuovi basi finanziarie o solo aumentre la sua influenza sul futuro dell'Europa non è ancora.  Del resto, le ambizioni di Goldman sono chiare e sono quelle di essere il "padrone indiscusso della zona euro", per cortesia di tutti i suoi principali organi decisionali.
Come illustrato in una chiara infografica:
Goldman Sachs International, che Baroso guiderà, ha base a Londra e guiderà 6 mila persone (1000 fuori il Regno Unito). 
Barroso è colui che ha gestito la crisi del debito privato della zona euro imponendo nel 2009-2013 il regime dell'austerità e la distruzione dei diritti sociali e della democrazia dei paesi dell'Europa del Sud. Barroso è anche colui che ha firmato il Trattato di Lisbona, contraddicendo il volere popolare di Francia e Olnada che con due chiari referendum avevano bocciato la Costituzione europea

Fonte: www.lantidiplomatico.it

lunedì 4 luglio 2016

Io, bergamasco, ho firmato la petizione anti Brexit: una montatura contro la democrazia



Che cos’è la democrazia? E il voto vale ancora? A 24 ore dall’esito del voto che ha sancito la decisione del popolo della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea è stata lanciata una petizione on-line per chiedere un altro referendum.
Un nostro lettore da Bergamo ha fatto un esperimento. Ecco com’è andata.


Buongiorno,
Ho fatto un esperimento singolare, mi sono registrato nel sito per la petizione anti Brexit che tutta la stampa sta tanto decantando, 1.000.000 di votanti, poi 2.000.000 di votanti… e via sempre in ascesa.
Ho inserito il mio nome con un indirizzo inglese farlocco, et voilà, mi hanno mandato un link via email e ho votato!
Mi domando che valore e che peso potrà mai avere una cosa simile, visto che può votare chiunque, se non il solito modo di voler forzare la mano per modificare un risultato di voto che ha visto una parte perdente?
Mi sembra un po’ di vedere quel bambino che durante una partita viene sostituito e allora per ripicca visto che non lo fanno giocare si porta via il pallone.
Certo quando il giudizio su una sconfitta è quello che abbiamo ascoltato dal Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, non ci saranno mai più partite se non quelle decise dalle elite e votate dalle lite. Bell’esempio di democrazia.
Lettera firmata


''LA UE, UNO STRUMENTO DEI FORTI PER SFRUTTARE I DEBOLI'' STRAORDINARIO ARTICOLO SCRITTO DA BORIS JOHNSON



Pubblichiamo integralmente l'articolo apparso in Gran Bretagna del leader del fronte del Brexit, Boris Johnson. E' la più lucida e spietata analisi della Ue delle profonde ragioni per abbandonarla al suo infausto destino, mai scritta.
Buona lettura.
"Alla conferenza del partito Tory dell’anno scorso ho attirato l’attenzione su di una statistica preoccupante sul modo in cui sta cambiando la nostra società. È la proporzione tra lo stipendio medio dei top manager del Ftse100 e quello del suo dipendente medio – ribadisco, medio – in azienda. Questa proporzione sembra in fase di esplosione a un ritmo straordinario, inspiegabile e francamente sospetto. Platone diceva che nessuno dovrebbe guadagnare più di cinque volte di chiunque altro.
Be’, Platone si sarebbe stupito dalla crescita della disuguaglianza aziendale odierna. Nel 1980 la proporzione era 1 a 25. Nel 1998 era salita a 47. Dopo 10 anni di Tony Blair e Peter Mandelson – e del loro atteggiamento “intensamente rilassato” nei confronti degli “schifosamente ricchi” – i massimi dirigenti delle grandi aziende britanniche guadagnavano 120 volte la retribuzione media dei dipendenti di basso livello.
Lo scorso anno la proporzione è arrivata a 130.
Quest’anno – stappando una bottiglia di champagne – i pezzi grossi hanno sfondato la barriera magica di 150. Il Ceo medio del Ftse100 si porta a casa 150 volte lo stipendio del suo dipendente medio – e in alcuni casi molto di più. Non usiamo mezzi termini: queste persone guadagnano così tanti più soldi degli altri nella stessa società, che volano su jet privati e costruiscono piscine sotterranee, mentre molti dei loro dipendenti non possono nemmeno permettersi di acquistare alcun tipo di casa.
C’è un signore là fuori che guadagna 810 volte la media dei suoi dipendenti. Cosa sta succedendo? È solo avidità, o favori reciproci dei comitati di remunerazione? Non c’è dubbio che ci racconteranno, come sempre, che questi sono “i prezzi di mercato”. Ma ho notato un’altra cosa di questi uomini del Ftse100 (e ho paura che siano quasi sempre uomini): che sono sempre felicissimi di sfilare per Downing Street e dichiarare la loro eterna devozione verso la Ue. Firmano entusiasticamente lettere ai giornali, spiegando come sia fondamentale che restiamo nella Ue. Credono che la Ue faccia bene al loro business.
Ma come, esattamente?
Il mercato unico è un microcosmo di bassa crescita. E’ cronicamente affetto da un elevato tasso di disoccupazione. I paesi della Ue sono gli ultimi della fila in quanto a crescita tra i paesi dell’Ocse; ed è incredibile che ci siano 27 paesi extracomunitari che hanno goduto di una crescita più veloce delle esportazioni di merci verso la Ue della Gran Bretagna, a partire dall’avvio del mercato unico nel 1992, mentre 20 Paesi hanno fatto meglio di noi nell’esportazione di servizi.
Far parte della Ue non è poi così conveniente per le aziende britanniche. Perciò che cosa piace della Ue a questi pezzi grossi? Sostanzialmente due cose. A loro piace l’immigrazione incontrollata, perché aiuta a mantenere bassi i salari dei lavori meno qualificati, e quindi aiuta a controllare i costi, e quindi ad assicurarsi che vi sia ancora più grasso da spartirsi per quelli che comandano. Un rifornimento costante di solerti lavoratori immigrati significa non doversi preoccupare più di tanto delle competenze o delle aspirazioni o della fiducia in sé stessi dei giovani che crescono nel loro paese.
E in quanto clienti di Learjets e frequentatori di salotti esclusivi, essi non sono solitamente esposti alle tipiche pressioni causate dall’immigrazione su larga scala, come quelle sull’intrattenimento, sulla scuola o sugli alloggi. Ma poi c’è una ragione ancor più sottile – il fatto che l’intero sistema di regole Ue è così lontano dai cittadini e opaco, che i pezzi grossi possono volgerlo a loro vantaggio al fine di mantenere le loro posizioni oligarchiche e, tenendo lontana la competizione, spingere la propria busta paga ancora più in alto.
Nel loro ottimo libro “Perché le Nazioni falliscono”, Daron Acemoglu e James A. Robinson spiegano come istituzioni politiche trasparenti siano essenziali per l’innovazione e la crescita economica. Distinguono tra le società “inclusive”, dove le persone si sentono coinvolte nelle loro democrazie ed economie, e società “esclusive”, dove il sistema è sempre più manipolato da una élite per proprio esclusivo vantaggio. L’Ue sta cominciando ad assumere alcune caratteristiche delle società “esclusive”. E’ dominata da un gruppo di pochi politici internazionali, lobbisti e affaristi.
Queste persone si conoscono a vicenda. Essendo parti di grandi aziende, possono permettersi di assumere qualcuno per seguire le complesse regole che vengono da Bruxelles. Possono fissare appuntamenti coi responsabili delle Commissioni. Possono perfino incontrarli alle conferenze o agli eventi – il più famoso di questi è Davos. In questo senso, hanno un immenso vantaggio rispetto alla maggioranza delle aziende del paese.
La maggior parte delle aziende (e in effetti la maggior parte degli inglesi) non hanno alcuna idea di chi lavori per la Commissione, o di come mettersi in contatto con queste persone, e non saprebbero distinguere i loro euro-parlamentari da dei marziani. Solo il 6% delle aziende britanniche in realtà esportano in Ue, e ciò nonostante il 100% di esse deve sottostare al 100% delle leggi Ue, che si tratti di aziende piccole o grandi – un peso normativo che costa circa 600 milioni di sterline alla settimana.
La scorsa settimana ho visitato la Reid Steel, un’azienda britannica di successo a Christchurch, nel Dorset. Esportano acciaio per costruire ponti in Sudan, alberghi alle Mauritius, hangar di aerei in Mongolia. L’unica cosa che li frena, dicono, sono le regole Ue – generate attraverso un incomprensibile processo che coinvolge i lobbisti di grosso calibro, le grosse multinazionali e i governi di paesi stranieri. Non vedono l’ora di uscire dall’Ue, e hanno ragione. Pensano che le altre nazioni Ue stringerebbero rapidamente nuovi trattati commerciali. E che le aziende britanniche, liberate dalle catene europee, finirebbero per esportare in Europa di più anziché meno di quanto facciano ora.
Naturalmente, i pezzi grossi del Ftse100 firmeranno per poter rimanere in Ue: a livello personale stanno diventando sempre più ricchi – sfruttando manodopera immigrata per le loro aziende e manipolando le regole Ue a vantaggio dei grandi attori, gli unici a poterle comprendere – mentre i meno fortunati hanno invece visto una diminuzione in termini reali delle loro retribuzioni. Questa è una delle ragioni per le quali la Ue ha una bassa innovazione, bassa produttività e bassa crescita. Se volete sostenere gli imprenditori, i faticatori, gli innovatori, i lavoratori, le imprese dinamiche e fiorenti dell’Inghilterra – allora votate per uscire dalla Ue il 23 giugno, e date a questi parassiti il calcio nel sedere che si meritano".

Articolo titolato nel testo originale - qui tradotto -  “L’Ue, uno strumento dei forti per sfruttare i deboli”. Ed è l'appello agli inglesi pubblicato anche sulla pagina Facebook dell'autore.
Boris Johnson attualmente è un parlamentare britannico eletto tra i conservatori. Johnson è stato anche sindaco di Londra fino a maggio 2016.
Fonte: www.ilnord.it


martedì 7 giugno 2016

SACCHEGGIO DELLO STATO GRECO: LA COMMISSIONE EUROPEA PRETENDE L’IMMUNITÀ PER GLI ESECUTORI




Ecco come avviene il “risanamento” delle finanze dei paesi periferici: gli edifici governativi vengono svenduti ai privati, con l’obbligo per il governo di riprenderli in affitto, che va pagato anche se non vengono utilizzati. E cosa avviene ai funzionari UE che hanno imposto queste truffe ai danni dello Stato greco, sotto la minaccia dei “memorandum”? Assolutamente nulla, perché la UE pretende la loro immunità, pena la mancata erogazione dei “fondi di salvataggio”. Si tratta, come previsto, di una riedizione della Treuhandanstalt, ossia del più grande scempio di patrimonio pubblico della storia, avvenuto dopo l’unificazione a spese dei beni comuni dei cittadini della Germania Est.

Da Keep Talking Greece, 3 giugno 2016

La Commissione Europea si è direttamente intromessa nel funzionamento della magistratura greca, chiedendo che i tecnocrati UE che lavorano per il Fondo per la Privatizzazione Greca abbiano l’”immunità”. La Commissione Europea è intervenuta due giorni dopo che i magistrati anticorruzione di Atene hanno sollevato accuse nei confronti di 3 greci e 3 cittadini UE appartenenti all’HRADF (Hellenic Republic Asset Development Fund ndVdE) per una vendita di asset pubblici che ha provocato una perdita di parecchi milioni di euro ai danni dello Stato.
Venerdì, il protavoce UE Margaritis Schinas ha dichiarato ai giornalisti a Bruxelles che gli esperti UE che lavorano in Grecia per il “programma greco”, dovrebbero essere coperti da una forma di “garanzia”.
“Secondo noi, a tutti gli esperti UE che aiutano la Grecia a migliorare la sua economia e a ritornare alla crescita (coi bellissimi risultati che abbiamo visto ndVdE) dovrebbero vedersi garantiti ampi margini di manovra.” Ha dichiaratoSchinas. Contemporaneamente, ha sottolineato che “abbiamo pieno rispetto delle procedure giudiziarie” in corso contro 6 membri del vecchio Fondo di Privatizzazione. Ma il suo intervento non è stato chiaro.
Schinas non si è soffermato sulla richiesta dell’Eurogruppo di un’immunità per i tecnocrati che lavoreranno al nuovo Fondo di Privatizzazione Greco.
L’intervento della Commissione è avvenuto subito dopo che i magistrati dell’accusa hanno accusato 6 membri dell’HRADF per la vendita di 28 asset pubblici. Tre membri sono greci, gli altri tre vengono dall’Italia, la Spagna e la Repubblica Slovacca, nominati dall’Eurogruppo. Le accuse si riferiscono al periodo 2013-2014 e sono stati convocati per testimoniare di fronte al magistrato anti corruzione Costas Sargiotis.
Sono sospettati di “reato di slealtà” e di “utilizzo improprio” delle 28 proprietà statali.
Secondo l’agenzia di stampa AthensNewsAgency, un funzionario UE ha spiegato che Bruxelles teme che se non viene garantita questa immunità, nessun membro delle istituzioni europee vorrà essere assegnato al lavoro da svolgere in Grecia e questo metterebbe a rischio il successo del nuovo Fondo di Privatizzazione.
(Che sarebbe come dire che il boia si rifiuta obbedire agli ordini, se non ha la garanzia di non essere poi accusato di omicidio… NdVdE).
Pertanto l’Eurogruppo ha chiesto al Governo Greco di cambiare opportunamente le leggi, in modo che simili accuse non possano ripetersi in futuro, ha dichiarato il funzionario.
I sei membri e il HRADF: vendere gli asset per poi prenderli in affitto
Le accuse nei confronti dei sei membri dell’HRADF riguardano la vendita e riaffitto di 28 proprietà statali.
Secondo l’accusa, lo Stato Greco ha sofferto perdite per 575 milioni di euro.
Il caso riguarda due aste vinte da due società private. Le aste valevano 2 miliardi e 611 milioni di euro complessivi. I relativi contratti sono stati firmati nel maggio 2014, con lo Stato Greco che si impegnava a riaffittare le proprietà per 20 anni per soddisfare le esigenze di spazi dei servizi pubblici. Il costo di affitto per lo stato greco era di 25,6 milioni di euro per il solo primo anno. Lo Stato è obbligato a pagare anche per gli edifici rimasti vuoti o parzialmente vuoti, perdendoci 6,6 milioni di euro.
Esempi tipici sono l’edificio Keranis e l’edificio del Ministero della Salute.
L’accusa sottolinea anche che in alcuni casi, il “congruo valore della proprietà” è stato sottostimato, riducendo così la somma che lo Stato ha ricevuto e che “il valore della terra non è stato preso in considerazione, così come altri fattori del mercato immobiliare”. (fonti: euro2day.grhuffingtonpost.gr).
AGGIORNAMENTO: dopo la testimonianza resa ai magistrati, i sei sono stati rilasciati. Hanno respinto le accuse, sostenendo che il loro compito era soltanto di dare una consulenza ma il loro parere non era vincolante per il consiglio dell’HRADF che doveva prendere la decisione finale.
Uno degli accusati è il presidente spagnolo dell’agenzia delle proprietà immobiliari del Governo Spagnolo, un altro è la sua controparte italiana e l’ultimo il presidente della Borsa slovacca. Tutti e tre hanno partecipato al Consiglio degli Esperti che ha raccomandato la vendita degli asset pubblici al consiglio dell’HTADF.
Le proprietà in questione sono: 5 edifici del Ministero della Cultura, dell’Interno, della Giustizia, della Salute e Istruzione, 13 uffici dell’agenzia esattoriale e 5 edifici della Polizia greca. (ProtoThema)
L’assurdità del programma Vendi e Ri-Affitta per gli edifici statali nel contesto del programma di privatizzazioni era già stata discussa quando l’accordo del HRADF era stato siglato e una parte di esso era trapelato alla stampa. Gli scandalosi dettagli dell’accordo sono tornati recentemente alla ribalta, quando è venuto fuori che lo Stato pagava220 mila euro al mese per un edificio vuoto.
Vediamo un po’: qual era esattamente lo scopo del programma HRADF di Privatizzare e Ri-Affittare le proprietà pubbliche? Che lo Stato greco vendesse gli immobili, ricevesse un ammontare X di denaro per ripagare i creditori, e riaffittasse le proprietà vendute pagando una somma XX ai nuovi proprietari?
Alla fine dei giochi, la Commissione Europea dirà alla Grecia che l’”immunità per i tecnocrati UE” è una selle “azioni prioritarie” che il paese deve intraprendere nei confronti dei creditori per poter ricevere la prossima tranche di “aiuti”…
Ma forse il signor Schinas ha ragione! Che ingrati questi greci che non apprezzano il lavoro degli esperti europeipresso il Fondo per la Privatizzazione, specialmente dal momento che quest’ultimo aiuta la Grecia a migliorare la propria economia e a ritrovare il sentiero della crescita.
PS e ora tutti al supermercato ad accaparrarsi un po’ di crescita, con la nuova IVA al 24%.


venerdì 3 giugno 2016

L’Italia è il secondo paese Ue per numero di schiavi moderni






L’Italia è il secondo paese Ue per numero di schiavi moderni

FEDERICA VILLA
Secondo il report dell’Indice globale della schiavitù 2016, nel mondo ci sono 45,8 milioni di persone sfruttate. Oltre un milione si trovano in Europa e l’Italia ne conta 129.600, seconda solo alla Polonia. Il Paese con il numero più alto a livello mondiale è l’India

Bruxelles – La parola “schiavo” ricorda un mondo lontano, distante centinaia di anni dal 2016. Ma non è così. Lavoro forzato, sfruttamento sessuale e tratta di esseri umani sono ancora oggi parte della società. E rispondono al nome di “schiavitù moderna”. Secondol’Indice Globale della Schiavitù 2016, pubblicato il 31 maggio dalla Walk Free Foundation, nel mondo ci sono 45,8 milioni di persone schiavizzate, con un aumento del 28% rispetto al dato dell’ultimo report. Il risultato arriva dall’analisi di oltre 42mila interviste, in 53 lingue, condotte in 25 diversi Paesi. 
In Europa, il numero di schiavi si ferma a 1.234.400. Il vecchio continente si conferma così la regione con il minore sfruttamento di esseri umani. All’Italia spetta un ruolo di primo piano, ma in negativo: il nostro è il secondo Paese europeo, dopo  la Polonia, per numero effettivo di schiavi moderni (129.600 persone). La cifra è più di dieci volte superiore a quella della Francia, Paese che conta un numero di abitanti molto simile a quello italiano. Appena oltre i confini Ue, a superare Polonia e Italia c’è la Turchia, con 480.300 persone sfruttate.
Se si guarda invece alla percentuale di persone in condizione di schiavitù rispetto al numero di abitantila classifica cambia. Al primo posto c’è la Polonia, con lo 0,467% dei suoi abitanti sfruttati. Seguono Romania, Grecia, Repubblica Ceca e Bulgaria, tutte alle 0,404%. Dall’altra parte della classifica, le percentuali più basse vanno a Lussemburgo, Irlanda, Danimarca, Austria, Belgio, Spagna, Regno Unito, Francia e Germania (tutti con lo 0,018%). L’Italia, in questo caso, è a metà classifica con lo 0,211%. Peggio dei Paesi dell’Ue, appena al di là dei confini europei, la Macedonia (0,639%) e la Turchia (0,626%).
Per quanto riguarda le risposte dei governi al problema, la migliore è arrivata dai Paesi Bassi. Sono stati i primi (insieme al Regno Unito) a introdurre delle tecniche di misurazione nazionale per stimare il numero di schiavi sul territorio. E sono stati gli unici ad aggiudicarsi un rating A dal report. Male l’Italia con rating B che fa meglio solo di Estonia, Grecia e Lussembrugo (con rating C).
A livello mondiale, il Paese con il numero più alto di schiavi è l’India (18,35 milioni), seguita da Cina e Pakistan. Ma è in Corea del Nord che si registra la più alta percentuale di abitanti sfruttati rispetto alla popolazione: 4,37%. Al secondo e terzo posto, rispettivamente, Uzbekistan  Cambogia.L’Italia nella classifica globale risulta 44esima.
I Nuovi Schiavi del Lavoro
I nuovi schiavi


giovedì 19 maggio 2016

APPELLO DELL'EX SINDACO DI LONDRA: RIFIUTATE L'UE , STRUMENTO DELL'ELITE PER IMPOVERIRE GLI EUROPEI...

E mentre il Premier Cameron per evitare il Brexit terrorizza gli inglesi con scenari catastrofici,il parlamentare britannico ed ex sindaco di Londra Boris Johnson ha pubblicato sul suo account facebook unbellissimo appello agli inglesi, affinché rifiutino la UE e quello che ormai rappresenta. Questo organo remoto e opaco è diventato uno strumento nelle mani di una ricca élite per poter mantenere e aumentare i propri privilegi e la propria ricchezza a spese della maggioranza degli europei. Per sostenere le aziende britanniche sane, la scelta giusta è quella di uscire da questo meccanismo alla prima occasione.




Di Boris Johnson, 16 maggio 2016

Alla conferenza del partito Tory dell’anno scorso ho attirato l’attenzione su di una statistica preoccupante sul modo in cui sta cambiando la nostra società . È la proporzione tra lo stipendio medio dei top manager del FTSE100 e quello del suo dipendente medio – ribadisco, medio – in azienda. Questa proporzione sembra in fase di esplosione a un ritmo straordinario, inspiegabile e francamente sospetto.
Platone diceva che nessuno dovrebbe guadagnare più di cinque volte di chiunque altro. Be’, Platone si sarebbe stupito dalla crescita della disuguaglianza aziendale odierna. Nel 1980 la proporzione era 1 a 25. Nel 1998 era salita a 47. Dopo 10 anni di Tony Blair e Peter Mandelson – e del loro atteggiamento “intensamente rilassato” nei confronti degli “schifosamente ricchi” – i massimi dirigenti delle grandi aziende britanniche guadagnavano 120 volte la retribuzione media dei dipendenti di basso livello. Lo scorso anno la proporzione è arrivata a 130.

mercoledì 10 dicembre 2014

FOLLIA di Stato, in aumento vitalizi e numero dei politici!!! Ecco la denuncia della Corte dei Conti

relazione corte conti costi politica

Secondo uno studio redatto dalla Corte dei Conti in Italia ci sarebbe un esercito, profumatamente pagato, di “politici di professione”: sono oltre 140mila le persone elette (democraticamente?) nelle istituzioni locali, nazionali ed europee. Quanto ci costano? Uno sproposito: quasi 2 miliardi di euro. Ma il dato più clamoroso è che rispetto all’anno precedente – nonostante le promesse di tagli e riduzioni – il numero dei politici italiani è addirittura aumentato: ecco le cifre dello scandalo.

Troppe volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare dei costi della politica italiana e dei presunti tagli da applicare per combattere la Casta. Il tema è sempre in voga nelle campagne elettorali ma poi, all’atto pratico, quello che accade è il contrario di quanto promesso.
Se nel 2013 la Corte dei Conti certificava in 143.936 il numero dei “politici di professione” – suddivisi tra parlamentari italiano ed europei, politici regionali, provinciali e comunali – desta particolare sconcerto il dato del 2014 che, in controtendenza con quanto sbandierato dal Governo Renzi, è in aumento rispetto al precedente.
Secondo il Giudizio sul Rendiconto Generale dello Stato, presentato dalla Corte dei Conti nel 2014, sono infatti 144.591 i politici di professione, circa 655 in più: come avere, da un anno all’altro, un doppio Parlamento. Altro che taglio dei senatori e delle province, altro che spending review e lotta alla Casta, la realtà – messa nero su bianco – è inquietante, perchè in un periodo di crisi come quella che stiamo vivendo è inaudito veder crescere il numero dei politici italiani, a maggior ragione se il Paese continua ad andare alla deriva.
Per il funzionamento degli organi dello Stato centrale (Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio, Camera dei deputati e Senato della Repubblica), la somma impiegata è prossima ai 3 miliardi di euro, tanti quanti vengono spesi per il funzionamento degli Organi delle autonomie locali (Giunte e 119 Consigli di regioni, provincie e comuni).

sabato 22 novembre 2014

GRAN BRETAGNA,POLITICI STUPRAVANO BAMBINI, E LI UCCIDEVANO DOPO ORGE

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Nuovi abominevoli casi di omo-pedofilia sono emersi in Gran Bretagna, con particolari di orrenda depravazione che coinvolgono la classe dirigente britannica. Che è infatti la stessa a propagandare immigrazione e adozioni gay. Capite perché: materiale per i loro ‘riti’.
Secondo il Sunday Telegraph, Scotland Yard ha scoperto una rete di deputati omo-pedofili che tra gli anni ’70 e ’80 era solita riunirsi per violentare in gruppo e poi uccidere bambini tra i 10 e i 12 anni. La polizia sta investigando almeno su 3 casi. Uno riguarda un deputato conservatore che strangolò un dodicenne durante un’orgia negli anni ’80 davanti ad altri membri dei Comuni.
In realtà, la rete di stupri e sacrifici umani perseguita dalla cosiddetta ‘élite’ europea è molto più ampia. Basti pensare a Dutroux e ai legami con la politica belga ed eurocratica di Bruxelles. Il vaso di Pandora è molto più fondo di quanto possa apparire. Difficile che l’indagine arrivi fino ai piani alti, come ad un passo dai piani alti, dovette fermarsi quella euro-belga. E’ già piuttosto sorprendente che sia arrivata fino ai media, deve essere in atto uno scontro al vertice combattuto anche in questo modo, lasciando filtrare notizie compromettenti.

mercoledì 12 novembre 2014

Regionali, 12 candidati indagati per spese pazze.

Regionali, 12 candidati indagati per spese pazze. Pm: “Sentiremo prima loro”
Regionali, 12 candidati indagati per spese pazze. Pm: “Sentiremo prima loro”
Gli avvisi di fine indagine per l'inchiesta sui rimborsi in Emilia-Romagna è arrivata a pochi giorni dalle urne. E alcuni dei consiglieri uscenti coinvolti sono impegnati in campagna elettorale. La procura: "Se richiesto potremo interrogare prima loro"
Tutti in fila davanti al magistrato tra un comizio e l’altro. È questo il destino di 12 consiglieri regionali della scorsa legislatura, ricandidati per lo stesso ruolo alle elezioni del prossimo 23 novembre, e finiti nella lista degli indagati nella maxi-inchiesta sui rimborsi. Secondo il codice di procedura penale, hanno infatti diritto di farsi ascoltare o presentare memorie entro 20 giorni dal ricevimento degli avvisi di fine indagine, prima che poi i pm chiedano l’archiviazione o il rinvio a giudizio. I magistrati bolognesi in questo caso hanno aperto un’ulteriore corsia più rapida per chi, fra meno di due settimane, dovrà presentarsi al giudizio degli elettori: “Per ragioni di trasparenza e di correttezza istituzionale, se richiesti verranno svolti prima gli interrogatori dei consiglieri candidati, in base alla data di pervenimento della stessa, e successivamente degli altri”, ha spiegato il procuratore aggiunto Valter Giovannini, delegato ai rapporti con la stampa e coordinatore dell’indagine seguita dalle due pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari.

giovedì 19 giugno 2014

Chico Forti, un italiano che da 15 anni chiede la riapertura del processo


A cura di Alessandro Raffa 

Bravissimo Red Ronnie, che tweetta la ministra Mogherini per sollecitarla sul caso di Chico Forti, un nostro connazionale che da 15 ANNI è recluso in carcere negli USA, condannato all'ergastolo, dopo un processo che ha sin da subito sollevato FORTI dubbi.

Anche Beppe Grillo un anno fa ha lanciato un appello tramite il suo blog per chiedere giustizia per Chico Forti; nell'Ottobre 2013 una delegazione è stata ricevuta dalla ex ministra degli Esteri Emma Bonino, ma evidentemente questa non ha fatto niente di significativo; dopo pochi mesi il suo mandato è terminato, ed è necessario sensibilizzare il nuovo governo. Sarebbe una gran cosa se i deputati M5s si interessassero alla vicenda, cerchiamo tutti insieme di sensibilizzarli.

MOBILITIAMOCI: solleviamo la vicenda! E' sufficiente condividere sui social network materiale sul caso di Chico e chiedere ai propri amici di fare altrettanto; sollecitiamo i politici di tutti gli schieramenti ad interessarsi al caso: tramite email, mediante le loro pagine di Facebook e di twitter. Con le stesse modalità, cerchiamo di fare interessare al caso i "VIP", che hanno il "potere" di sensibilizzare l'opinione pubblica, e magari di portare in TV la questione.

Tutti insieme possiamo fare molto: come abbiamo fatto per la liberazione di Rossella Urru: anche se le circostanze erano profondamente diverse, il "tam tam" della rete è arrivato in TV e ha "costretto" il governo ad interessarsi al caso.

un tweet o un post non costa niente, ed è un gesto di solidarietà e di umanità verso un italiano ingiustamente recluso e verso la sua famiglia: che da 15 anni vede il proprio caro solo attraverso la vetrata di uno squallido carcere statunitense. Le condizioni di carcerazione a cui è sottoposto Enrico Forti sono molto dure, essendo recluso in un carcere di massima sicurezza, insieme a molti veri criminali.

CHICO FORTI NON CHIEDE L'IMMEDIATO RILASCIO: MA CHE SIA AVVIATA UNA REVISIONE DEL PROCESSO: una richiesta legittima, alla luce dei troppi elementi che non sono stati presi in considerazione nel dibattito processuale.
Famosi criminologi, tra cui la dr.ssa Roberta Bruzzone - che sulla vicenda di Chico Forti ha persino scritto un libro, intitolato "Il grande abbaglio" - ha smontato pezzo per pezzo l'impianto accusatorio. Tutti gli esperti - avvocati, criminologi, periti, etc. - che hanno analizzato a fondo le circostanze che hanno aperto le porte del carcere a Enrico Forti hanno sentenziato che si tratta di un clamoroso errore giudiziario.

Se il nostro sistema giudiziario spesso "fa acqua", quello americano sicuramente non è migliore, ed è probabilmente più "forcaiolo" del nostro. Oltretutto nei tribunali americani, il "giudizio" spetta ad una "giuria popolare": (nel caso di Chico, a condannarlo è stata la giuria popolare della Dade County di Miami) e questo è "tutto un dire"... le giurie popolari infatti si fanno influenzare dai media, dall'opinione pubblica, e da numerosi altri fattori, tra cui probabilmente l'aspetto fisico (per gli americani Amanda Knox è innocente a prescindere...) più di quanto si facciano influenzare i magistrati. Probabilmente Chico ha "pagato" anche l'essere straniero.

Sul web è presente copioso materiale: valutate voi stessi il caso, l'inconsistenza assoluta dell'impianto accusatorio. A fine articolo riporto dei link.

I GOVERNI ITALIANI CHE SI SONO SUSSEGUITI IN QUESTI 15 ANNI NON SI SONO MINIMAMENTE INTERESSATI AL SUO CASO! ED E' GIUNTA L'ORA CHE LO FACCIANO!

Ma anche noi "cittadini" dobbiamo fare la nostra parte, sollecitandoli. Se ce ne freghiamo noi, perché dovrebbero interessarsene loro?
 
Un deputato recentemente gli ha fatto visita, ha dichiarato che si interesserà al caso e che coinvolgerà il parlamento: ATTENDIAMO CHE QUESTO AVVENGA. Ma troppe volte - si legge sulla pagina Facebook gestita dagli amici di Chico Forti - sembrava di essere vicini ad una "svolta", e poi tutto è finito nel dimenticatoio... Renzi vanta rapporti di amicizia con Obama: sollecitiamolo ad interessarsi del caso!

Dove reperire informazioni sulla vicenda:

Sul sito dedicato al "Caso Chico Forti"; su quello della criminologa Roberta Bruzzone; scavando sulla pagina Facebook gestita dagli amici (forse dai parenti) dedicata a Chico; cercando sui motori di ricerca. Su Youtube, dove è disponibile molto materiale (di seguito alcuni video)

Ringrazio fin d'ora tutti coloro che, a vario titolo, si mobiliteranno in favore di questo nostro connazionale, anche semplicemente divulgando questo articolo, inoltre ringrazio tutti i blogger che ri-pubblicheranno a loro volta questo appello.

Fiorello con la dr.ssa Bruzzone: appello per Chico Forti


Un breve documentario


Un altro breve documentario


Altri video su Youtube


Fonte: nocensura.com

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