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giovedì 14 luglio 2016

FMI: LA RECESSIONE IN ITALIA DURERÀ VENT’ANNI




Nella sua relazione annuale relativa all’Italia – riportata dal Guardian –  il Fondo monetario internazionale prevede che il nostro paese ci metterà almeno vent’anni a tornare a livelli di Pil pre-crisi, e che questa ripresa lenta e dolorosa sarà esposta a ogni sorta di minacce,  derivanti sia dalla crisi bancaria interna che dalla situazione economica e politica globale.  Anche a detta di istituzioni mondialiste come il Fmi, dunque, queste sono le prospettive che ci attendono –  sempreché rimaniamo vincolati ad un cambio troppo forte per la nostra economia e a delle regole assurde di politica economica, naturalmente.  Potranno anche concederci la flebo degli aiuti pubblici alle banche,  ma se le politiche non cambiano i nodi arriveranno al pettine
di Larry Elliott, 11 luglio 2016
Secondo la relazione annuale del Fondo, la terza più grande economia della zona euro potrebbe non avere una ripresa fino alla metà del 2020.
Nel difficile clima finanziario del post-Brexit, il Fondo Monetario Internazionale ha segnalato la fragilità delle banche italiane, lanciando l’allarme sul fatto che la terza più grande economia della zona euro dovrà soffrire per quasi due decenni prima di poter cominciare a recuperare il terreno perduto dal crollo finanziario del 2008.
Questo lunedì le banche italiane hanno subito pesanti perdite, quando l’Unione europea insisteva che il governo di centro-sinistra di Matteo Renzi deve rispettare le regole sugli aiuti di Stato, regole che limitano la possibilità di Roma di fornire aiuto alle banche gravate dai crediti in sofferenza (NPLs) causati dalla stagnazione dell’economia.
Il FMI ha detto che l’Italia si sta “riprendendo gradualmente da una profonda e prolungata recessione“, ma ha anche detto che il processo di ripresa probabilmente sarà “lungo e soggetto a rischi”. Ai sensi del suo Article IV – che prevede un controllo annuale sulla salute economica e finanziaria dei paesi membri – il FMI ha sottolineato che l’Italia rimane vulnerabile ad un insieme di rischi e minacce che potrebbero provocare effetti a catena sul resto dell’Europa e del mondo.
Il FMI prevede che l’economia italiana non tornerà ai livelli pre-2007 prima della metà degli anni 2020. Durante questo periodo di lenta ripresa, il paese avrà una crescita relativamente più modesta rispetto ad altri paesi della zona euro, mentre le sue banche continueranno ad essere fortemente esposte agli shock.
I rischi hanno origine nei ritardi nell’affrontare la qualità degli attivi del sistema bancario, nella accresciuta volatilità sui mercati finanziari mondiali – sia per il Brexit, che per il rallentamento del commercio mondiale che pesa sulle esportazioni, che per l’afflusso dei rifugiati e le minacce alla sicurezza che potrebbero complicare ulteriormente gli interventi di politica economica” si dice nel report del Fondo monetario internazionale.
Se i rischi dovessero materializzarsi, le ricadute regionali e globali potrebbero essere significative, dato il peso sistemico dell’Italia.
Il voto della Gran Bretagna per l’uscita dall’Unione Europea ha portato l’attenzione degli investitori sui problemi del settore bancario italiano, nel timore che le rinnovate turbolenze nella zona euro porteranno ad una minore crescita, a una nuova ondata di fallimenti, e a un aumento delle sofferenze. Unicredit, la più grande banca italiana, dal 23 giugno ha perso un terzo del suo valore, e lunedì le sue azioni hanno subito un calo di quasi il 4%.
Il FMI ha dichiarato: “Con l’economia in recessione, i crediti in sofferenza sembrano stabilizzarsi a circa il 18% dei prestiti, uno dei livelli più alti della zona euro.” Questi crediti inesigibili, ha aggiunto, hanno fatto sì che i margini di profitto delle banche italiane siano stati tra i più bassi in Europa e hanno anche alterato la loro capacità di concedere prestiti.
Gli istituti di credito italiani hanno lottato per mesi per scaricare € 360 miliardi di sofferenze – circa un terzo del totale della zona euro. Questi sono cresciuti costantemente dall’inizio della crisi finanziaria globale nove anni fa, con il Pil italiano che ha subito un calo del 10%.
Il FMI ha detto che le banche italiane avevano aumentato la loro raccolta nel corso del 2015 per incrementare la ripresa finanziaria, ma i loro coefficienti patrimoniali erano ancora al di sotto della media della zona euro. Ha rilevato che, nonostante ulteriori misure imposte su alcune banche specifiche, le preoccupazioni per le sofferenze e la scarsa redditività in un periodo di bassi tassi di interesse quest’anno hanno sottoposto le banche italiane “a una intensa pressione del mercato, con perdite di oltre il 40% del loro valore di mercato“.
Il rapporto ha evidenziato altre debolezze, tra cui la bassa produttività e la scarsa crescita degli investimenti, un tasso di disoccupazione dell’11%, e un debito pubblico salito al 133% del PIL, che limita le possibilità di governo di Renzi di usare i tagli della pressione fiscale o l’aumento della spesa pubblica per stimolare la crescita.
L’Italia è in trattative con la Commissione europea per consentire il sostegno pubblico ai suoi istituti di credito più deboli, tra cui Monte dei Paschi di Siena. Gli aiuti di Stato alle banche sono consentiti dalla normativa dell’Unione Europea solo in casi eccezionali, di “gravi turbamenti” dell’economia.
Roma ha cercato di fare pressioni durante l’ondata di vendite che ha colpito  il settore bancario dopo il Brexit, con Ignazio Visco, governatore della banca centrale d’Italia, che ha sottolineando come il governo italiano non possa escludere l’aiuto dello Stato. Ma questa idea è stata accolta freddamente a Bruxelles; il leader dei ministri delle Finanze della zona euro ha detto che i problemi delle banche italiane non sono ancora abbastanza gravi da consentire a Renzi di ignorare le regole sugli aiuti di Stato.
Solo in circostanze eccezionali un governo dell’Unione europea può fornire sostegno pubblico a una singola impresa o a un settore dell’economia, nel timore che i salvataggi sarebbero utilizzati per falsare la concorrenza. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto di non vedere alcuna “crisi acuta“: “Ci sono questioni di crediti in sofferenza delle banche italiane, ma non è un problema nuovo,” ha detto. “Le regole sono chiare e rigorose“.
Vi sono tuttavia dei segnali che l’Italia potrebbe andare a un confronto con l’Unione europea, in quanto il ministro delle finanze del paese, Pier Carlo Padoan, ha dichiarato che Roma avrebbe salvaguardato gli interessi dei risparmiatori. Entro la fine dell’anno il governo si trova ad affrontare un referendum molto combattuto sulle riforme costituzionali, dal quale dipende il destino politico di Renzi, che vuole dunque evitare l’ira dei piccoli investitori.


domenica 8 marzo 2015

Un'orda di giovani italiani disoccupati invade l'Europa in cerca di fortuna


Di staff Nocensura.com

*** Testimonianza molto interessante  di un connazionale che da 18 anni vive alle Canarie. ORDE di giovani italiani si stanno recando li, fuggendo dalla disoccupazione, per cercare lavoro. Sono moltissimi , e 9 su 10 torneranno in Italia con più problemi di prima. Sono cosi tanti da creare problemi, e molti spagnoli iniziano a non affittare agli italiani!!! ESATTAMENTE QUELLO CHE STA ACCADENDO ANCHE A LONDRA e in alcune zone della Germania ... STIAMO DIVENTANDO, ANZI, TORNANDO AD ESSERE UN PAESE DI IMMIGRAZIONE... gli italiani che se ne vanno dal 2013 sono più degli immigrati regolari che vengono in Italia!!! Ascoltate la testimonianza e meditate...


Pubblicazione di Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com

Se non visualizzi il video clicca QUI


Staff Nocensura.com

Fonte nocensura



martedì 27 gennaio 2015

Migliaia di aziende agricole non riusciranno a pagare la stangata IMU


COLDIRETTI: MIGLIAIA DI AZIENDE AGRICOLE NON RIUSCIRANNO A PAGARE L'IMU, CHE SCADE LUNEDI' PROSSIMO (CURVA DI LAFFER)

"Migliaia di aziende agricole non riusciranno a rispettare la scadenza della prima rata dell'Imu", fissata per lunedi' prossimo dopo che la seconda sezione del Tar del Lazio ha deciso di non confermare la sospensiva del decreto che fissa il pagamento per le zone montane appunto entro il 26 gennaio. A lanciare l'allarme e' Coldiretti Emilia-Romagna sottolineando che una scadenza in tempi cosi' ravvicinati "viola il principio della collaborazione sancito dallo Statuto del Contribuente".

Inoltre, il problema di 'base' resta: "Far pagare l'Imu sui terreni in base all'altitudine in cui si trova il palazzo comunale introduce una inspiegabile disparita' di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario". L'applicazione del sistema altimetrico prevede che a pagare siano le aziende il cui palazzo comunale si trova sotto il 280 metri, anche se i terreni sono ad altezze superiori In Emilia-Romagna molti Comuni si trovano nel fondo valle e i terreni sono ad altitudini maggiori "e finiranno con il dover pagare l'Imu, mentre il loro vicino e' magari esentato perche' la casa del Comune si trova ad altezza superiore", tira dunque le somme Coldiretti.

domenica 7 dicembre 2014

"Jobs act" è una bufala: parola dell'agenzia di rating che ci ha declassato

STANDARD & POOR'S DECLASSA L'ITALIA E SPIEGA PERCHE': L'UNICA ''RIFORMA'' FATTA NON CREA LAVORO E IL DEBITO E' ALLE STELLE
STANDARD & POOR'S DECLASSA L'ITALIA E SPIEGA PERCHE': L'UNICA ''RIFORMA'' FATTA NON CREA LAVORO E IL DEBITO E' ALLE STELLE

Schiaffo di Standard & Poor's all'Italia. Ed e' uno schiaffo che fa male, perche' il downgrade deciso dall'agenzia finanziaria statunitense porta il rating del nostro Paese quasi al livello "spazzatura": BBB- da BBB. Solo un gradino piu' in alto del livello 'junk'. L'outlook sulle prospettive economiche e' invece "stabile".
Un colpo duro da incassare per Renzi, che ha sparso ai quattro venti l'idea che invece le riforme a partire dal Jobs Act avrebbero fatto riguadagnare all'Italia la fiducia del mondo.
"Non e' una bocciatura del Jobs Act", si appresta a commentare Palazzo Chigi: "Ci dicono che le riforme vanno bene, ma che bisogna andare piu' veloci", che ci sono "elementi buoni nelle riforme ma non tali da compensare il debito e risvegliare a breve l'economia".
Ma al di la' delle reazioni ufficiali, chi ha avuto modo di sentire Matteo Renzi dopo che la scure di S&P si e' abbattuta sul nostro Paese parla di un premier amareggiato, che non avrebbe nascosto la sua delusione per il trattamento inflitto a un'Italia che sta tentando in tutti i modi di imboccare con decisione la strada del cambiamento, scondo lui.
"Lo spread e' sceso sotto i 120 - aveva detto il premier in giornata - ma essendo buona notizia, non va oltre i trafiletti. Solo per ricordare: eravamo a 200 nove mesi fa. Duecento". Peccato che Renzi ne capisca poco di economia, altrimenti saprebbe che al tavolo da poker dello spread è la Bce a dare le carte e Draghi ha fatto di tutto per darle buone all'Italia, dicendo ogni qualvolta sorgevano dubbi che "avrebbe fatto qualsiasi cosa per impedire speculazioni nell'eurozona". Vedremo se reggerà all'urto dei mercati, lunedì.

venerdì 7 novembre 2014

Disastro Italia: per un posto di lavoro, 1.415 candidati! VIDEO

http://youtu.be/c7zt_NaTErE

Video di Edoardo Laporta

Per un posto da commesso si sono presentati 1.415 candidati! Questo fa capire quale sia la situazione del paese, dove fare il commesso - non certo un lavoro elitario e particolarmente remunerato - diventa un sogno, un miraggio, ed essere assunti in un contesto così non è questione di titoli di studio, ma quasi di fortuna, una vera e propria lotteria.

Contendersi in 1.415 per un posto di lavoro non è una "selezione", ma una lotteria.

Le possibilità di essere scelti è una su 1.415, praticamente azzeccare un ambo a lotto è più probabile.

Eccoli qua molti giovani italiani, pronti a tutto pur di trovare un impiego, il paese vero è questo, altro che ministri che definiscono "choosy" i giovani, o peggio ancora "bamboccioni" perché vivono con i genitori, come se potessero permettersi di vivere da soli, in un paese dove la casa è un lusso.

Molti giovani stanno migrando all'estero, e c'è da capirli. In molti partono felici, attratti dalla nuova avventura, sognando un futuro migliore in modo non molto diverso da quello dei migranti che dal terzo mondo sbarcano in Italia. La realtà è questa.

La maggioranza degli italiani che emigrano all'estero parlano con entusiasmo della loro scelta, molti dicono che "non c'è nemmeno paragone con l'Italia", e altro. Ma emigrare è sempre una scelta difficile, specialmente nel lungo periodo. I primi tempi il fascino dell'avventura, del nuovo stile di vita, il vedere posti nuovi prevale sulla nostalgia, ma la "luna di miele" finisce, e vedere poco i propri genitori, parenti, amici inizia a pesare. Vivere vedendo poco i propri cari è davvero brutto, anche se molti non si soffermano su questa cosa, visto che la società impone una mentalità materialista dove tutto si basa su scelte economiche.


Staff nocensura.com




giovedì 30 ottobre 2014

Altro che 80€: Renzi taglierà gli stipendi!



Ascoltate l'intervento del deputato M5s Endrizzi: "Renzi taglierà gli stipendi del 10%" altro che 80€!!!

mercoledì 29 ottobre 2014

Roma: botte da orbi agli operai, cronaca di una giornata assurda

CRONACA DI UNA GIORNATA ''ANNI SETTANTA'' A ROMA: BOTTE DA ORBI DELLA POLIZIA A OPERAI IN SCIOPERO (STILE SCELBA)

CRONACA DI UNA GIORNATA ''ANNI SETTANTA'' A ROMA: BOTTE DA ORBI DELLA POLIZIA A OPERAI IN SCIOPERO (STILE SCELBA)

"Dal presidio dei lavoratori della Ast a Roma presso l'ambasciata tedesca, dopo un comunicato insignificante diramato dell'ambasciata è partito un corteo pacifico, con in testa Bentivogli (Fim), Ghini (Uilm), Landini (Fiom), diretto verso il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui la polizia ha risposto con una carica assolutamente ingiustificata in cui sono rimasti feriti quattro lavoratori dell'AST e alcuni dirigenti sindacali". E' quanto riferisce il Segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli in una nota.

"Continuiamo a sostenere quello che da tempo diciamo - prosegue Bentivogli - e cioè, che il governo non si occupi solo in televisione delle drammatiche vertenze industriali del nostro paese e la smetta di incoraggiare un confronto senza partire da un suo ruolo attivo per dare risposta alla disperazione di migliaia di famiglie. È inaccettabile che il nostro paese a partire dai suoi lavoratori non sia fatto rispettare come merita dalle più alte cariche istituzionali dello Stato".

Si e' concluso il presidio dei manifestanti della Ast di Terni di fronte al ministero dello Sviluppo economico. I dimostranti sono defluiti per via San Basilio, diretti verso i pullman, e seguiti da un contingente della guardia di finanza, senza il verificarsi di ulteriori incidenti. A quanto si apprende da fonti sindacali, il bilancio dei feriti tra i manifestanti e' salito a cinque. Ci sarebbero inoltre dieci contusi. Lo stesso segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, avrebbe preso una botta durante la carica.

lunedì 27 ottobre 2014

Senza lavoro e sfrattata: dorme in macchina con un bimbo di 7 mesi

auto
Una delle tante storie di “nuove povertà” alle quali la crisi ci ha quasi abitutati anche sotto le Due Torri: P.G. 35 anni e il suo compagno 34enne V.D.C. erano operai con un contratto a tempo determinato. Abitavano in zona Stadio, quando hanno perso entrambi il lavoro. Non riuscendo più a pagare l’affitto, a ottobre 2013 lo sfratto è diventato esecutivo. Inoltre lei ha scoperto di essere incinta.
“I servizi sociali non ci hanno presi in carico poichè il bimbo non era ancora nato, quindi evidentemente, non essendoci ancora fisicamente, non faceva parte del nucleo familiare – dice P.G. a Bologna Today – il mio compagno è di Napoli, quindi siamo stati per qualche mese ospiti a casa sua, poi ad aprile siamo tornati a Bologna perchè ho trovato un lavoretto di pulizie di poche euro al mese”.

domenica 26 ottobre 2014

Complici del massacro sociale, e ora contestano Renzi?

Da almeno trent’anni, il copione è sempre o stesso: per revocare diritti e conquiste sociali è necessaria la piena complicità di quella sinistra che nel dopoguerra aveva lottato per il welfare, cioè per l’estensione orizzontale del benessere. Il grande capitale finanziario e oligarchico utilizza partiti e sindacati di cui la gente è abitutata a fidarsi – chi meglio di loro? Dunque non devono più combattere contro le riforme strutturali, destinate a demolire la struttura dell’economia sociale. E in più devono collaborare pienamente all’erosione della società dei diritti, che oggi culmina con l’attacco storico alla Costituzione democratica. Attraverso il famigerato memorandum di Lewis Powell, la destra economica statunitense aveva dettato la linea già all’inizio degli anni ‘70: radere al suolo in tutto l’Occidente la sinistra radicale e addomesticare la sinistra riformista, letteralmente “comprando” i suoi leader per ottenere la smobilitazione di partiti e sindacati. Detto fatto. E quindi che senso ha, oggi, protestare contro Renzi dopo essersi piegati per decenni ai peggiori diktat?
E’ stato il centrosinistra guidato dai tecnocrati a consegnare gli italiani all’euro-sistema, massima espressione della fine dei diritti, condannando il paese alla crisi: non c’è più “benzina” per le politiche sociali, perché Maastricht –Camusso e Bersanirevocando la sovranità monetaria – ha prosciugato le casse dello Stato, costretto a svendere prima i servizi pubblici e poi il sistema-paese, le aziende e le tecnologie, i risparmi, i giovani talenti. Tutto travolto dal taglio della spesa pubblica, che fa crollare anche l’economia privata fondata sui consumi. Dov’èra, Susanna Camusso, mentre tutto questo accadeva? Se lo domanda Giorgio Cremaschi, già leader della Fiom, di fronte al tardivo soprassalto di orgoglio esibito dalla Cgil dopo la rottamazione forzata della repubblica dei lavoratori, il Jobs Act renziano. «In questi decenni – scrive Cremaschi su “Micromega” – il principale sindacato italiano da un lato è stato l’attore sociale della sinistra, perfettamente collaterale al Pd, dall’altro ha ripetutamente tentato un patto dei produttori con l’impresa, per agire di concerto con essa rispetto al potere politico. Entrambi questi capisaldi della strategia della Cgil ora franano clamorosamente e il suo gruppo dirigente non sa letteralmente che fare».
Nessuna mobilitazione di piazza, dice Cremaschi, riuscirà a chiarire dove si sta andando, «perché la rivoluzione reazionaria di Renzi si combatte non solo rompendo con le sue manifestazioni estreme, ma anche con le ragioni e con il percorso che ad essa ci hanno portato». Il governo Renzi? «Lo potremmo chiamare il governo Renzi-Marchionne, almeno per quel che riguarda il lavoro». Rappresenta «l’ultimo e più intelligente tentativo delle classi dirigenti italiane ed europee di imporre da noi le politiche liberiste che hanno distrutto la Grecia». Intelligente, certo, «perché si è capito che la pura brutalità dei diktat della Troika alla lunga non paga: per questo le politiche liberiste oggi devono essere accompagnate o addirittura precedute da cambiamenti politici e culturali che rendano accettabile o persino condivisibile l’accentuazione delle già così esplosive diseguaglianze sociali». Niente di nuovo: «Per fare questo non basta la destra tradizionale, bisogna occupare il campo della sinistra e portare la parte più grande di essa a sostenere politiche più a destra della destra tradizionale». Questo è il renzismo, dice Cremaschi. Ma è anche – alla lettera – l’applicazione della dottrina di Lewis Powell contro i lavoratori.

lunedì 20 ottobre 2014

Ecco come Putin tutela dei lavoratori: Renzi lo farebbe mai?!?

Renzi e il PD spesso criticano Putin, viene definito un "dittatore"... ecco un aneddoto che fa capire come mai il popolo russo lo sostenga a spada tratta... Putin tutela con fermezza i lavoratori russi, mentre Renzi si è preoccupato di rendere licenziabili quelli italiani... secondo voi Renzi farebbe mai qualcosa di simile a questo?

Redazione Informatitalia 


Vladimir #Putin viene messo a conoscenza del fatto che migliaia di operai, che non ricevevano stipendio da mesi, stanno per essere licenziati e la loro fabbrica chiusa da quegli stessi dirigenti che ne avevano tratto profitti milionari. (*le happy merchant*)
Il Presidente russo saputo della cosa va ad occuparsi personalmente della faccenda: convoca immediatamente Padroni e Oligarchi responsabili dell’ondata di licenziamenti, che con la loro avidità ed incompetenza, stavano per mandare in mezzo ad una strada migliaia di famiglie e li affronta uno per uno, facendogli un cazziatone memorabile! Esigendo le loro dimissioni immediate e concludendo il discorso con la frase: “Il termine ultimo per il pagamento degli stipendi arretrati, È OGGI !”.
Nelle successive 4 ore vengono pagati 40 milioni di dollari di stipendi arretrati e gli unici licenziamenti sono quelli dei padroni.



Fonte: Vladimir Putin Italian Fan Club (FB)



venerdì 10 ottobre 2014

50.000 posti di lavoro che nessuno vuole, Ecco i mestieri snobbati che le aziende cercano!


Si aggirano intorno ai 50 mila i profili professionali che le aziende faticano a trovare, questo è quanto emerso dall’analisi annuale del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, diffusa a Job&Orienta, il salone nazionale dell’orientamento, della scuola, della formazione e del lavoro tenutosi lo scorso novembre alla fiera di Verona.

Purtroppo questa carenza di personale, spesso si ha per la mancanza di figure professionali che abbiano completato un percorso di studi adeguato alle competenze richieste nelle selezioni. Le offerte di lavoro che non riescono a trovare soddisfazione non sono solo su personale altamente specializzato in cui è richiesta la laurea, ma anche in quelle dove è necessaria solamente un’istruzione secondaria.
Tra coloro che hanno un diploma di scuola superiore è difficile reperire quelli che lo hanno conseguito in un istituto tecnico – professionale o agrario – alimentare, infatti i profili quasi introvabili sono sviluppatori di software, disegnatori tecnici, assistenti sociosanitari, informatici, edili, cuochi, ecc.

Petrocelli (M5s) difende i lavoratori e viene espulso da Grasso: VIDEO




"Sono stato buttato fuori dall'Aula per aver esposto in Senato un foglio bianco. Per aver detto che quel foglio è bianco come la delega che il governo riceve per maltrattare e cancellare i diritti di tutti i lavoratori. Per questo è stato buttato fuori il capogruppo del M5S che io oggi rappresento. Il foglio rappresenta la delega in bianco che il governo vuole farci firmare con la fiducia sul Jobs Act. Per la prima volta un capogruppo viene espulso dal Senato per aver mostrato un cartello perfettamente bianco, rasentiamo l'assurdo" 

Vito Petrocelli, capogruppo M5S Senato



lunedì 6 ottobre 2014

Follia delle follie: vogliono aumentare ancora l'IVA!

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A cura di Staff nocensura.com

Siamo alla FOLLIA più totale! Il governo intende AUMENTARE ANCORA L'ALIQUOTA IVA, mascherando questo deleterio provvedimento con la contestuale abolizione degli scontrini, misura che per come è stato annunciato non corrisponderà a riduzioni della pressione fiscale e che non porterà benefici di nessun tipo. 

Aumenteranno sensibilmente le aliquote IVA "agevolate", ovvero quelle previste per i beni "essenziali" come pasta, latte fresco, riso, pane, farina, frutta, verdura, olio d'oliva, etc. che dal 4% salirà al 10%, provocando un sensibile aumento dei prezzi di questi beni di prima necessità.

Già dal 2012, grazie alle stangate del governo Monti, gli italiani hanno ridotto sensibilmente il budget per la spesa alimentare, che si sta contraendo sempre di più. Due famiglie su tre hanno ridotto le spese per gli alimentari, rinunciando ai cibi più costosi e rivolgendosi ai discount, dove la qualità dei cibi non sempre è buona. E' diminuito anche il consumo di frutta e verdura, che sono un toccasana per la salute, E CON GLI AUMENTI ANNUNCIATI, LE FAMIGLIE SARANNO COSTRETTE A TAGLIARE ULTERIORMENTE LA SPESA: a molte famiglie non resterà che mangiare pasta (del discount) "in bianco". 

Salirà anche l'aliquota generale, esattamente quello che ha chiesto di fare l'Europa. 

Un'Europa dove a farla da padroni sono paesi - a iniziare dalla Germania - che dalla disfatta dell'Italia traggono immensi benefici, e che è ormai fin troppo evidente lavorino per distruggere totalmente la nostra economia; e ci stanno riuscendo benissimo, grazie alla complicità - consapevole o meno - dei nostri governanti. 

O meglio: sicuramente i decantati "professori" bilderberghini che ci hanno governato - ad iniziare da Monti e alcuni suoi ministri, fino all'attuale ministro dell'economia Padoan - sanno benisssssimo quello che stanno facendo, solo uno sprovveduto poteva credere veramente che le bastonate "salva Italia" e "cresci Italia" del governo Monti avrebbero migliorato la situazione. Ma sicuramente molti parlamentari, probabilmente la maggioranza degli stessi, non sanno quasi nulla sui provvedimenti che approvano, votando "a favore" o "contro" in base agli ordini di scuderia, seguendo fedelmente le indicazioni del proprio "capobastone", e anche la maggioranza delle "dissidenze" sono strategie di comunicazione, per alimentare futili dibattiti - leggasi "distrazione di massa" - e per contenere la perdita di consensi. Non ti piace Renzi? Sostieni Civati! Oppure Cuperlo! O se preferisci, Corradino Mineo! Ma mi raccomando, continua a votare e sostenere il PD!

Il programma televisivo Le Iene più volte in questi anni ha intervistato i deputati, rivolgendo loro domande molto semplici, quasi sempre su questioni di attualità, che sono state al centro dei lavori parlamentari, evidenziando come la maggioranza di loro sono impreparati, e hanno votato senza conoscere la questione. Recentemente, dopo che il parlamento italiano ha approvato l'invio di armi ai curdi per aiutarli a difendersi dall'ISIS, le Iene hanno chiesto ai deputati "cos'è ISIS", dimostrando come questi - di tutti gli schieramenti, compreso una deputata del M5s - non conoscono nemmeno il significato della parola ISIS, (Stato Islamico dell'Iraq e della Siria) un termine che negli ultimi due mesi viene ripetuto quotidianamente da TV e giornali. Se non conoscono il significato del termine, figuriamoci se conoscono le dinamiche del Medio oriente...

lunedì 22 settembre 2014

Se sei istruito e vieni dal Sud (e donna) allora farai la fame

precari

Sono giovani del Sud, precari: avvocati schiavi, architetti saltuari, camionisti senza salario, pubblicisti pagati una miseria. Crescono in incertezza e povertà.

Di Mario Conforto - popoffquotidiano.it

Non sono le tradizionali tute blu dei metalmeccanici che affollano le sale delle assemblee dei sindacati. Sono giovani archeologi, interpreti, architetti, traduttori, avvocati, bibliotecari, promotori finanziari. Donne e uomini che tentano di aprirsi un varco nella giungla spesso sbarrata degli ordini professionali e che vengono incasellati sotto la categoria dei professionisti, accanto ad affermati baroni delle diverse specialità. Si tratta di quattro milioni e trecentomila professionisti con pochi diritti e tutele e un reddito mensile medio pari a settecentocinquanta euro. E le donne, prevalenti tra le tute bianche, percepiscono redditi inferiori: in media seimila euro in meno all’anno tra le partite Iva. Tra le donne parasubordinate quelle nella fascia d’età tra quaranta e cinquantanove anni hanno un taglio di tredicimila euro di compenso annuo rispetto ai maschi. I ragazzi di cui abbiamo raccolto le testimonianze hanno chiesto di restare in anonimato. Descrivono la loro condizione di incertezza dopo tanti anni di studi.
Antonella vive a Napoli. Ha trent’anni ed è tirocinante nella sede centrale dell’Agenzia delle Entrate di Napoli. La sera a servire in un pub al centro storico; sabato e domenica, invece, in un bar. Bilancio di fine mese: ottocento euro e zero tempo libero. Vive in un monolocale con angolo cottura nei quartieri spagnoli. L’arredo è composto da un minimo indispensabile per contenere gli abiti e le scarpe. «Non mi posso permettere tanto». È stata lasciata dal fidanzato tre mesi fa. «Non riuscirò a comprare mai una casa; non potrò mai permettermi di avere una famiglia e avere dei figli; se continua così con tutta probabilità non possiederò mai neppure un’automobile. Laurea triennale specialistica e master in economia. Inizio la mia carriera con un fantastico tirocinio. Svolgo il lavoro di funzionari strapagati incapaci di aprire un foglio Excel. Percepisco il rimborso di soli duecento euro al mese. Se ti ammali ti vengono scalati dal salario i giorni di assenza. Contemporaneamente alla mia attività di stagista a tempo pieno faccio la cameriera in un pub di Napoli; tre ore al giorno per sei euro l’ora. Sabato e domenica mattina, dalle sei alla quindici, svolgo la barista in periferia: sette euro l’ora. In totale riesco a racimolare circa ottocento euro. L’affitto è di trecentocinquanta per una camera singola. Poi è arrivato il primo contratto: a progetto, tre mesi, per mille euro; ma non si può abbandonare il pub e la caffetteria perché non si sa se ti confermano. Dopo tre mesi, un nuovo contratto a progetto per altri tre mesi. La stanchezza inizia a farsi sentire. Grazie al cielo ho il pub e la caffetteria. Il tempo passa, le cose non cambiano: tra panini, lavori a progetto e cappuccini non posso altro che sognare di viaggiare: la mia passione».

mercoledì 13 agosto 2014

Non lavora un italiano su due, peggio di noi solo la Grecia

Dopo l’inutile campagna elettorale per le europee e l’inconsistenza del fronte no-euro, limitato ai piccoli numeri della Lega Nord e di Fratelli d’Italia, diventano sempre più vistosi gli effetti della “cura” dell’Eurozona, che – come previsto – colpisce l’Italia con inaudito vigore. Una catastrofe annunciata, confermata ogni giorno dall’economicidio del paese (fallimenti, chiusure, licenziamenti) e ribadita anche dal centro studi della Cgil, l’associazione Bruno Trentin: l’Italia sconta un tasso di occupazione di appena il 48,7%. In pratica, non lavora neppure un italiano su due. Cifra superiore solo a quella della Grecia, dove però il tasso di disoccupazione supera il 25%, mentre in Italia è al 12,2%, tristemente in linea con la nuova media europea dopo l’introduzione della moneta unica. Il nostro paese si colloca così al penultimo posto nell’Eurozona. Lo studio della Cgil evidenzia «l’anomalia italiana del tasso di occupazione», a 48,7%, di quasi 8 punti inferiore alla media dell’Eurozona, che è a quota 18%.
La peculiarità italiana, afferma la Cgil elaborando la documentazione ufficiale dell’Istat sulla forza lavoro, appare ancora più chiara osservando i dati Giovani senza lavoro, emergenza italianarelativi ad alcuni tra i paesi europei più colpiti dalla crisi, come Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda: il tasso di disoccupazione registrato nel 2013 è superiore al nostro, ma in compenso il tasso di occupazione, con la sola eccezione della Grecia, è più alto di quello italiano. Nello studio, l’anomalia italiana è spiegata «con l’altissima percentuale di popolazione inattiva, che nel nostro paese supera il 44%, a fronte di una media europea del 36%». In Italia ci sono infatti circa 20 milioni di persone, in età compresa tra i 15 e i 74 anni – studenti, pensionati, casalinghe o ex lavoratori rassegnati – che semplicemente non cercano più lavoro. Tra queste, però, quelle inattive che vorrebbero lavorare, considerate dall’Istat come “forze lavoro potenziali”, ci sono oltre 3,2 milioni di italiani.

giovedì 17 luglio 2014

I CRUDI NUMERI DEL DISASTRO ITALIANO

I crudi numeri non ci consegnano le dimensioni effettive del disastro economico e sociale che vive l'Italia. Ma ci aiutano a comprenderlo, ed anche a capire come le politiche austeritarie per tenere in piedi l'euro, il sistema bancocratico e il capitalismo-casinò, abbiano affossato il nostro Paese.

- PIL: dal 2007 al 2013 -8,7% .

- PIL PRO-CAPITE: dal 2007 al 2013 - 9,1%.

- REDDITO REALE DISPONIBILE PER LE FAMIGLIE: dal 2007 al 2013 -10,2%.

- RICCHEZZA NAZIONALE: dal 2007 al 2013 persi 843 miliardi pari al -9%.

- PRODUZIONE INDUSTRIALE: dal 2007-2013 -25,5% .

Nello stesso periodo, a livello mondiale la produzione industriale è cresciuta del 10%.

- POTENZIALE INDUSTRIALE: dal 2007 al 2013 perso il 15%.

- NUMERO AZIENDE CHIUSE: nel periodo 2001-2013 perse 120mila fabbriche.

Nel periodo 2008-2013 hanno chiuso 75mila imprese artigiane. Il 2013 è stato l'anno record dei fallimenti: 111mila.

- DISOCCUPAZIONE: dal 2007 è più che raddoppiata: dal 6,1% al 12,7% attuale.
I disoccupati ufficiali sono 3milioni e 300mila, ai quali vanno aggiunti altri 3 milioni di persone che non si rivolgono ai centri per l'impiego (i cd. "sfiduciati").
Nello stesso periodo la Germania ha conosciuto invece il record storico degli occupati.

- DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: dal 2007 ad oggi è più che raddoppiata, passando dal 20,3% del 2007 al 43% attuale.

domenica 1 giugno 2014

Cosa prevede il Jobs act di Renzi

Matteo Renzi a Berlino, il 17 marzo 2014. (Sean Gallup, Getty Images)
Il 12 marzo il consiglio dei ministri ha approvato la prima parte del Jobs act, la riforma del lavoro illustrata per la prima volta l’8 gennaio da Matteo Renzi. La prima mossa del governo è stata l’approvazione di un decreto legge per il rilancio dell’occupazione.
Ecco cosa prevede il decreto proposto dallo stesso Renzi e dal ministro del lavoro Giuliano Poletti:
  • Viene alzata da 12 a 36 mesi la durata dei contratti a tempo determinato senza causale, cioè quelli per cui non è obbligatorio specificare il motivo dell’assunzione. La forza lavoro assunta con questo tipo di contratto non potrà essere più del 20 per cento del totale degli assunti.
  • I contratti a tempo determinato si potranno rinnovare fino a un massimo di otto volte in tre anni, sempre che ci siano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa.
  • Salta l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro.
  • I contratti di apprendistato avranno meno vincoli. Per esempio per assumere nuovi apprendisti non sarà obbligatorio confermare i precedenti apprendisti alla fine del percorso formativo. La busta paga base degli apprendisti sarà pari al 35 per cento della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento.

martedì 18 marzo 2014

IL PD SI PREPARA A LICENZIARE 85.000 IMPIEGATI PUBBLICI

IL PD SI PREPARA A LICENZIARE 85.000 IMPIEGATI PUBBLICI GETTANDO SUL LASTRICO 200.000 PERSONE. ED E' SOLO L'INIZIO.
IL PD SI PREPARA A LICENZIARE 85.000 IMPIEGATI PUBBLICI GETTANDO SUL LASTRICO 200.000 PERSONE. ED E' SOLO L'INIZIO.

ROMA - PARLAMENTO - Gli esuberi previsti per 85 mila statali e' "una prima stima di massima indicata nel rapporto che va poi affinata nelle effettive riforme che devono essere chiarite nel 2014". Sara' tutto piu' chiaro "nella seconda fase di proposte che arrivera' a settembre".
Lo dice il commissario della spending review, Carlo Cottarelli, nel corso di una audizione in commissione Bilancio al Senato. Questo problema degli esuberi "potrebbe essere risolto anche riassorbendo in altre parti le persone che diventano un esubero in un settore, per questo nel rapporto si sottolinea l'importanza della mobilita' nella pubblica amministrazione". Anche, come dire forse. Perchè la realtà illustrata da Cottarelli ha un nome preciso: licenziamenti di massa.
Il governo "di sinistra" italiano si prepara a eseguire la medesima macelleria sociale, economica e politica attuata in Grecia su ordine degli oligarchi della Commissione Europea.

giovedì 13 marzo 2014

Perde il lavoro e offende Napolitano su Facebook: finisce a processo

napofoto

di Lorenzo Zoli

PORTO TOLLE - In un momento di esasperazione, pochi giorni dopo essere stata licenziata nonostante fosse in attesa di un bambino, si è lasciata andare a uno sfogo poco riguardoso nei confronti del Capo dello Stato, che proprio quei giorni aveva invitato tutti a fare sacrifici per il bene del Paese.

L’autrice del post, una trentenne di Porto Tolle, ora dovrà rispondere del reato di vilipendio del Capo dello Stato. Il processo è previsto a giugno: la giovane ha già inviato una lettera di scuse a Napolitano, sperando di ottenere clemenza dal giudice.

 

Fonte:  ilgazzettino.it
Immagine: bastacasta

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