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giovedì 14 luglio 2016

FMI: LA RECESSIONE IN ITALIA DURERÀ VENT’ANNI




Nella sua relazione annuale relativa all’Italia – riportata dal Guardian –  il Fondo monetario internazionale prevede che il nostro paese ci metterà almeno vent’anni a tornare a livelli di Pil pre-crisi, e che questa ripresa lenta e dolorosa sarà esposta a ogni sorta di minacce,  derivanti sia dalla crisi bancaria interna che dalla situazione economica e politica globale.  Anche a detta di istituzioni mondialiste come il Fmi, dunque, queste sono le prospettive che ci attendono –  sempreché rimaniamo vincolati ad un cambio troppo forte per la nostra economia e a delle regole assurde di politica economica, naturalmente.  Potranno anche concederci la flebo degli aiuti pubblici alle banche,  ma se le politiche non cambiano i nodi arriveranno al pettine. 
di Larry Elliott, 11 luglio 2016
Secondo la relazione annuale del Fondo, la terza più grande economia della zona euro potrebbe non avere una ripresa fino alla metà del 2020.
Nel difficile clima finanziario del post-Brexit, il Fondo Monetario Internazionale ha segnalato la fragilità delle banche italiane, lanciando l’allarme sul fatto che la terza più grande economia della zona euro dovrà soffrire per quasi due decenni prima di poter cominciare a recuperare il terreno perduto dal crollo finanziario del 2008.
Questo lunedì le banche italiane hanno subito pesanti perdite, quando l’Unione europea insisteva che il governo di centro-sinistra di Matteo Renzi deve rispettare le regole sugli aiuti di Stato, regole che limitano la possibilità di Roma di fornire aiuto alle banche gravate dai crediti in sofferenza (NPLs) causati dalla stagnazione dell’economia.
Il FMI ha detto che l’Italia si sta “riprendendo gradualmente da una profonda e prolungata recessione“, ma ha anche detto che il processo di ripresa probabilmente sarà “lungo e soggetto a rischi”. Ai sensi del suo Article IV – che prevede un controllo annuale sulla salute economica e finanziaria dei paesi membri – il FMI ha sottolineato che l’Italia rimane vulnerabile ad un insieme di rischi e minacce che potrebbero provocare effetti a catena sul resto dell’Europa e del mondo.
Il FMI prevede che l’economia italiana non tornerà ai livelli pre-2007 prima della metà degli anni 2020. Durante questo periodo di lenta ripresa, il paese avrà una crescita relativamente più modesta rispetto ad altri paesi della zona euro, mentre le sue banche continueranno ad essere fortemente esposte agli shock.
“I rischi hanno origine nei ritardi nell’affrontare la qualità degli attivi del sistema bancario, nella accresciuta volatilità sui mercati finanziari mondiali – sia per il Brexit, che per il rallentamento del commercio mondiale che pesa sulle esportazioni, che per l’afflusso dei rifugiati e le minacce alla sicurezza che potrebbero complicare ulteriormente gli interventi di politica economica” si dice nel report del Fondo monetario internazionale.
“Se i rischi dovessero materializzarsi, le ricadute regionali e globali potrebbero essere significative, dato il peso sistemico dell’Italia.“
Il voto della Gran Bretagna per l’uscita dall’Unione Europea ha portato l’attenzione degli investitori sui problemi del settore bancario italiano, nel timore che le rinnovate turbolenze nella zona euro porteranno ad una minore crescita, a una nuova ondata di fallimenti, e a un aumento delle sofferenze. Unicredit, la più grande banca italiana, dal 23 giugno ha perso un terzo del suo valore, e lunedì le sue azioni hanno subito un calo di quasi il 4%.
Il FMI ha dichiarato: “Con l’economia in recessione, i crediti in sofferenza sembrano stabilizzarsi a circa il 18% dei prestiti, uno dei livelli più alti della zona euro.” Questi crediti inesigibili, ha aggiunto, hanno fatto sì che i margini di profitto delle banche italiane siano stati tra i più bassi in Europa e hanno anche alterato la loro capacità di concedere prestiti.
Gli istituti di credito italiani hanno lottato per mesi per scaricare € 360 miliardi di sofferenze – circa un terzo del totale della zona euro. Questi sono cresciuti costantemente dall’inizio della crisi finanziaria globale nove anni fa, con il Pil italiano che ha subito un calo del 10%.
Il FMI ha detto che le banche italiane avevano aumentato la loro raccolta nel corso del 2015 per incrementare la ripresa finanziaria, ma i loro coefficienti patrimoniali erano ancora al di sotto della media della zona euro. Ha rilevato che, nonostante ulteriori misure imposte su alcune banche specifiche, le preoccupazioni per le sofferenze e la scarsa redditività in un periodo di bassi tassi di interesse quest’anno hanno sottoposto le banche italiane “a una intensa pressione del mercato, con perdite di oltre il 40% del loro valore di mercato“.
Il rapporto ha evidenziato altre debolezze, tra cui la bassa produttività e la scarsa crescita degli investimenti, un tasso di disoccupazione dell’11%, e un debito pubblico salito al 133% del PIL, che limita le possibilità di governo di Renzi di usare i tagli della pressione fiscale o l’aumento della spesa pubblica per stimolare la crescita.
L’Italia è in trattative con la Commissione europea per consentire il sostegno pubblico ai suoi istituti di credito più deboli, tra cui Monte dei Paschi di Siena. Gli aiuti di Stato alle banche sono consentiti dalla normativa dell’Unione Europea solo in casi eccezionali, di “gravi turbamenti” dell’economia.
Roma ha cercato di fare pressioni durante l’ondata di vendite che ha colpito  il settore bancario dopo il Brexit, con Ignazio Visco, governatore della banca centrale d’Italia, che ha sottolineando come il governo italiano non possa escludere l’aiuto dello Stato. Ma questa idea è stata accolta freddamente a Bruxelles; il leader dei ministri delle Finanze della zona euro ha detto che i problemi delle banche italiane non sono ancora abbastanza gravi da consentire a Renzi di ignorare le regole sugli aiuti di Stato.
Solo in circostanze eccezionali un governo dell’Unione europea può fornire sostegno pubblico a una singola impresa o a un settore dell’economia, nel timore che i salvataggi sarebbero utilizzati per falsare la concorrenza. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto di non vedere alcuna “crisi acuta“: “Ci sono questioni di crediti in sofferenza delle banche italiane, ma non è un problema nuovo,” ha detto. “Le regole sono chiare e rigorose“.
Vi sono tuttavia dei segnali che l’Italia potrebbe andare a un confronto con l’Unione europea, in quanto il ministro delle finanze del paese, Pier Carlo Padoan, ha dichiarato che Roma avrebbe salvaguardato gli interessi dei risparmiatori. Entro la fine dell’anno il governo si trova ad affrontare un referendum molto combattuto sulle riforme costituzionali, dal quale dipende il destino politico di Renzi, che vuole dunque evitare l’ira dei piccoli investitori.


venerdì 28 novembre 2014

IL FMI INSISTE: “ITALIA SENZA FUTURO, BISOGNA TAGLIARE LE PENSIONI”

Durante la presentazione del rapporto del Fmi sul nostro paese l’organizzazione statunitense è tornata alla carica chiedendo all’Italia di tagliare la spesa previdenziale per abbattere i costi del Paese.

Il direttore esecutivo del FMI, Andrea Montanino nel presentare il rapporto sul nostro Paese ha detto: “L’Italia, nelle condizioni attuali, non è un Paese per cui si possa assicurare un futuro radioso, o quantomeno sereno. La crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%”. Il Fmi nel suo report ha stimato che la crescita dell’Italia sarà dello 0,2, a fronte dello 0,3 previsto nel precedente rapporto. Inoltre Montanino ha ricordato come il private equity (investimenti in società no quotate da parte di fondi specializzati) sia molto più sviluppato negli Usa e che l’Europa è troppo “bancocentrica” e se questo bisogna fare di più perché “le banche italiane hanno fatto progressi nel rafforzare i bilanci, ma devono affrontare sfide e venti contrari ciclici” e devono quindi “essere pronte a soddisfare la domanda quando l’economia si riprenderà”.

venerdì 17 ottobre 2014

La premiata macelleria Fmi propone di tagliare le pensioni


Leggi anche: FMI chiede il taglio delle pensioni: ed è ciò che faranno, vediamo come e perché! - a cura di nocensura.com

«Ottenere risparmi significativi sarebbe difficile senza intervenire sulla grande spesa pensionistica». Parola di Christine Lagarde, la “comare secca” del Fmi. Quando parla la Signora con la Falce, generalmente si mette male – malissimo, in questo caso, per i pensionati italiani, cui sono rivolte le attenzioni della temutissima presidente del Fondo Monetario, che ora “consiglia” al bravo Renzi di accelerare le sue “coraggiose riforme” cominciando proprio da una vigorosa tosatura dell’Inps. Non è la prima volta che il Fmi punta il dito contro gli assegni pensionistici del Belpaese: l’élite tecno-finanziaria non tollera che la spesa sociale sia gonfiata dalle pensioni pubbliche, che del resto fanno “concorrenza” alle assicurazioni pensionistiche private, uno dei maggiori rami del grande business finanziario. Così, dopo gli schiaffoni dell’Ocse, Matteo Renzi deve incassare quelli della super-cupola diretta dalla Lagarde, che ha rivisto al ribasso le stime sul Pil italiano nel 2014, indicando una contrazione dello 0,1%.
Il sistema-Italia è entrato in agonia dopo Maastricht, con l’adesione all’euro e la conseguente introduzione dell’austerity europea di marca tedesca, che predica il taglio drastico dello Stato. Nonostante ciò,  la Troika – di cui il Fmi è una colonna – propone esattamente la stessa “cura” che sta uccidendo il paziente, ovvero il taglio ulteriore della spesa pubblica, quello che “ammazza” i consumi e quindi l’occupazione, il Pil, il gettito fiscale, la capacità di sostenere l’economia nazionale. Con grande enfasi, i tecnocrati del Fmi fingono addirittura di stupirsi per le dimensioni del disastro, da essi essi progettato e generato con la contrazione progressiva dell’investimento pubblico: si parla apertamente di «rischi che restano ancorati al ribasso» e della «possibilità di stagnazione e bassa inflazione», come riporta il blog “Vox-Populi”. «Nell’analisi degli esperti di Washington, la crescita è destinata a rimanere attorno all’1% fino a tutto il 2019: le stime sono infatti per un +1,3% nel 2016, un +1,2% nel 2017, un +1% nel 2018 e un +1% nel 2019. Poi, cattive notizie anche sulla disoccupazione».

venerdì 19 settembre 2014

L'Italia come la Grecia. Il FMI ordina all’Italia di tagliare su pensioni e sanità!


La spending review e’ uno ”strumento importante”, ma le analisi suggeriscono che ”ulteriori risparmi saranno difficili senza affrontare l’elevata spesa per le pensioni”. Lo afferma il Fmi  nell’Article VI sull’Italia, sottolineando che ci sono spazi per migliorare anche la spesa sanitaria. “L’Italia resta ”vulnerabile a una perdita di fiducia del mercato” e al ”contagio finanziario”. Per questo l’Italia potrebbe anche essere ”fonte di contagio per il resto del mondo”.
Il Fmi promuove l”’agenda ambiziosa di riforme” del premier Matteo Renzi. ”La loro risoluta attuazione e’ essenziale per creare lavoro, aumentare la produttivita’ e aumentare il potenziale di crescita” afferma il Fmi. ”Attuare le riforme strutturali simultaneamente e genererebbe significate sinergie di crescita”. ”Un ulteriore aggiustamento rispetto ai piani delle autorita’ (fino allo 0,5% del pil a seconda della forza della ripresa) aiuterebbe a raggiungere un piccolo surplus strutturale nel 2015”. Lo afferma il Fmi nell’Article VI sull’Italia. Lo 0,5% del pil equivale a una correzione di circa 7,5-8 miliardi. Il Fmi, che spiega che l’Italia deve ”muoversi rapidamente sulle riforme”. Bene l’idea di un ”singolo contratto di lavoro”. ”Con il 70% dei nuovi contratti a tempo determinato, ulteriore flessibilita’ ai margini fa poco per ridurre dualita’ e spingere investimenti”. La legge elettorale e’ importante per la crescita perche’ aiuta il sostegno e l’attuazione delle riforme. Lo afferma il Fmi nell’Article Iv sull’Italia, annoverando la riforma della giustizia e del lavoro le altre centrali per l’Italia.


Fonte: http://www.imolaoggi.it/2014/09/18/il-fmi-ordina-allitalia-di-tagliare-su-pensioni-e-sanita/
Tratto da: http://terrarealtime.blogspot.it/2014/09/litalia-come-la-grecia-il-fmi-ordina.html


LEGGI ANCHE: Grecia: ormai è generazione 300 euro


venerdì 29 agosto 2014

Ungheria: aziende luce, gas e trasporti diventano "no profit" e calano le bollette!

L'UNGHERIA FA CONFLUIRE LE UTILITIES (LUCE GAS TRASPORTI RISCALDAMENTO) IN HOLDING NO PROFIT (E NUOVO TAGLIO BOLLETTE!)

L'UNGHERIA FA CONFLUIRE LE UTILITIES (LUCE GAS TRASPORTI RISCALDAMENTO) IN HOLDING NO PROFIT (E NUOVO TAGLIO BOLLETTE!)

BUDAPEST - Il presidente dell'Ungheria - lui sì, eletto - Viktor Orbán ha creato una holding statale per gestione unificata di tutte le utilities: luce, gas, trasporti pubblici, riscaldamento abitativo, e altri servizi minori. Quindi, mentre è previsto anche un nuovo taglio alle bollette - notizia dentro la notizia della nascita della Holding pubblica per i servizi fondamentali ai cittadini -  il governo ungherese si prepara a far confluire tutte le utilities in un’unica holding non profit.

Avete letto bene: NO PROFIT!

L’ufficio del primo ministro fa sapere che Viktor Orbán ha già incaricato un gruppo di lavoro - cui partecipano anche dai ministri di giustizia, sviluppo e degli interni - alla preparazione dell’unione delle compagnie statali di elettricità, gas e riscaldamento centralizzato.

I diritti di proprietà e i poteri regolatori sull’holding saranno esercitato dal responsabile dell’ufficio del primo ministro.

Entro il 15 settembre prossimo, sarà pronta la proposta completa dei necessari cambiamenti legali da effettuare per costituire la holding.

sabato 2 agosto 2014

Italia al collasso: prelievo forzoso in arrivo? Ecco come evitare la rapina

ITALIA AL COLLASSO E PRELIEVO FORZOSO IN ARRIVO? ECCO COSA FARE PER NON ESSERE RAPINATI (DA GOVERNO, TROIKA, UE)

Nonostante le continue smentite del premier non eletto Matteo Renzi, da più parti, compresi i dintorni di certi “salotti”, si da per certo che tra settembre ed ottobre il governo dovrà varare una maxi stangata finanziaria con tanto di prelievo forzoso sui conti degli italiani, preludio all'arrivo degli oligarchi della troika BCE-FMI-UE dalle parti di palazzo Chigi.

D'altra parte si tratta di un epilogo annunciato e del tutto prevedibile: un governo che riesce a sbagliare per quattro volte consecutive le stime di crescita del pil e, a ruota, dell'andamento dei conti pubblici non poteva che portare il paese dritto dritto nel baratro, completando l'opera iniziata dal primo “governo di nonno Giorgio”, quello del tecnocrate Monti che avrebbe dovuto far vedere la luce in fondo al tunnel agli italiani e che invece li ha accompagnati col suo gelido sorriso e la sua colossale incapacità dritti dritti nella fossa delle Marianne del disastro pubblico.

Occorre infatti ricordare che negli anni successivi alla crisi dei subprime (2008), le dinamiche dei conti pubblici italiani, per quanto non brillanti, si erano deteriorati in modo molto minore rispetto ai paesi cosiddetti “virtuosi”, tanto che il debito pubblico era cresciuto in % molto meno degli altri.

Quindi, se siamo ridotti in questa situazione dobbiamo ringraziare, nell'ordine: Monti, Letta e Renzi, con il primo ed il terzo che stanno battendo tutti i record in termini di incapacità e disastri economici.

La ricetta che si prepara agli italiani è ben conosciuta: patrimoniale, prelievo forzoso sui conti correnti, tagli alle pensioni (comprese quelle già in essere) ed alla sanità (i malati di cancro cacciati dagli ospedali greci perché non in grado di pagarsi le cure vi dicono nulla?).

sabato 5 luglio 2014

FMI: E' CHRISTINE LAGARDE LA DONNA PIU' PERICOLOSA DEL MONDO?

Christine_LagardeDi Tyler Durden - zerohedge.com

Per ridurre l'enorme debito nazionale, l'FMI spiega ai governi che hanno il diritto di requisire direttamente i risparmi dei cittadini. Non importa che si tratti di pensioni, di risparmi, di assicurazioni o di immobili, basterà buttare i default statali sulle spalle dei cittadini.  Non c'è nessuno che si stia preoccupando di dare uno sguardo alla struttura in sé - per quello che è realmente -  e che, per questo motivo, non potrà mai funzionare.
Il loro socialismo non serve per aiutare i poveri contro i ricchi, ma per aiutare il governo contro il popolo. Hanno cambiato il significato alle parole.

Sono andato a guardarmi i verbali e mi sembra che di questi tempi l'organizzazione più pericolosa in circolazione sia il FMI, al cui timone è la francese Christine Lagarde, che ha presentato un'agenda di tagli del debito - per gli Stati ultra-indebitati - che, se implementati, potrebbero compromettere effettivamente il futuro delle persone, provocando sbilanciamenti sui conti per le pensioni basati sulle assicurazioni vita, sui fondi comuni e su altri tipi di regimi pensionistici e comunque, propone di estendere arbitrariamente la scadenza del debito in modo da non poterlo riscattare.  Sì, avete letto bene, l'ultimo documento del FMI descrive in dettaglio esattamente come d'ora in poi si può autorizzare l'espropriazione dei beni del settore privato e di chi ha investito in titoli di Stato, per pagare i debiti nazionali di governi socialisti.
Ho sentito svolazzare anche un'idea, che dovrebbe essere ancora scritta a matita, sul debito nazionale degli Stati Uniti che si potrebbe facilmente compensare requisendo tutti i fondi pensione del paese. Qui c'è un progetto straordinario che butta a mare qualsiasi congettura fatta finora sull'acquisto di titoli di stato. Il documento di lavoro del FMI datato dicembre 2013 afferma coraggiosamente:
"Fare un distinguo tra debito estero e debito interno può essere molto importante. Il Debito interno, emesso in valuta nazionale, può offrire molte più possibilità in un default parziale di quelle che offre il debito in moneta estera - denominato appunto debito estero. Si è già parlato diRepressione finanziaria: i governi possono spalmare il debito su fondi delle pensioni locali fondi e su  compagnie di assicurazione, costringendoli per legge ad accettare tassi di rendimento molto più bassi di quelli che potrebbe ricavare facendo altri tipi di investimenti. "

venerdì 20 giugno 2014

Lo dice anche il FMI: con l'euro Gemania +20% Italia -5%

IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE: ''CON L'ADOZIONE DELL'EURO, COMPETITIVITA' ITALIA -5%, GERMANIA +20%'' (LEGGA, RENZI)

Questa volta non ci sono scuse nè dietrologie politiche euroscettiche:“La competitività in Italia sembra essere peggiorata fino al 5 per cento dopo l’adozione dell’euro, a fronte di un miglioramento in Germania di quasi il 20 per cento”. A dichiararlo un paper del Fondo Monetario Internazionale dal titolo European Productivity, Innovation and Competitiveness: The Case of Italy a firma di Andrew Tiffin e segnalato d Maurizio Giustinicchi su Scenari Economici.

“Gli Indicatori standard prezzo-competitività dell’Italia presentano un quadro misto. Sebbene la dispersione di diversi indici di competitività è una caratteristica in molti paesi europei, è particolarmente evidente in Italia, dove gli indicatori basati ULC suggeriscono regolarmente una perdita sostanzialmente maggiore di competitività rispetto ad altri indicatori basati-PPI CPI-o (Bayoumi e altri, 2011).

Utilizzando una misura basata ULC-totale-economia, la competitività in Italia sembra essere peggiorata fino al 5 per cento dopo l’adozione dell’euro, a fronte di un miglioramento in Germania di quasi il 20 per cento Utilizzando una misura basata PPI-, d’altra parte, il divario tra i due paesi è molto più stretto.”

sabato 10 maggio 2014

IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE ENTRA IN GUERRA IN UCRAINA

Di Pepe Escobar
Il FMI ha approvato un prestito di 17 miliardi di dollari a favore dell’Ucraina. La prima tranche di 3,2 miliardi di dollari è arrivata mercoledì.
E’ essenziale identificare le condizioni associate a questo prestito “mafioso”. Non è in gioco niente di lontanamente simile al rilancio dell’ economia ucraina. Lo schema è indissolubilmente legato alla famigerata politica dei programmi a taglia unica di “assestamento strutturale” del FMI, noti a centinaia di milioni di persone, dall’America Latina al Sud-Est asiatico fino all’Europa meridionale.
I sovvertitori del regime a Kiev hanno debitamente accettato, lanciando l’inevitabile pacchetto di austerità – dagli aumenti fiscali e le pensioni congelate ad una rigido aumento, oltre il 50 per cento, del prezzo del gas naturale usato per riscaldare le case ucraine. Il “popolo ucraino” non sarà in grado di pagare le bollette il prossimo inverno .
Com’era prevedibile, il prestito di massa non è a beneficio del “popolo ucraino”. Kiev è sostanzialmente fallita. I creditori spaziano dalle banche occidentali a Gazprom – a cui è dovuto un debito di non meno di 2,7 miliardi dollari. Il “prestito” servirà a ripagare questi creditori; per non parlare che 5 miliardi di dollari del totale sono destinati al pagamento – ovviamente – dei precedenti prestiti del FMI. E’ anche ovvio che un sacco di fondi sarà prontamente intascato – in stile Afghanistan – dal corrente gruppo di oligarchi allineati con il governo ” Yats ” di Kiev.
Il FMI ha già avvertito che l’Ucraina è in recessione e potrebbe essere necessario un aumento del prestito fino a 17 miliardi dollari. Il FMI chiama tutto questo come una “significante ricalibrazione del programma”. Tutto ciò accadrà, secondo il FMI, se Kiev perderà il controllo dell’Ucraina orientale e meridionale – evento già in corso .
L’Ucraina orientale è il cuore industriale del paese – con il più alto PIL pro capite e sede delle principali fabbriche e miniere, per lo più nella regione di Donetsk, che sembra essere maggiormente mobilitata contro i sovversivi neofascisti/neonazisti allineati con Kiev. Se la crisi attuale persiste, ciò significa che sia l’export industriale che le entrate fiscali subiranno un crollo.

mercoledì 5 marzo 2014

Spagna: insurrezione popolare contro la Troika a Bilbao

BILBAO – Vetrine di banche e di esercizi commerciali spaccate, cassonetti bruciati e arredo urbano distrutto, due arresti operati dalla polizia. E’ il bilancio degli incidenti registrati a Bilbao, durante la manifestazione di protesta, indetta dalla piattaforma Gune, promossa dai sindacati Ela e Lab contro la celebrazione del I Forum Global Spain.

Secondo fonti della delegazione di governo, intorno alle undici, un gruppo di incappucciati, tutti disoccupati, si e’ staccato dal corteo che percorreva la centrale Gran Via e ha cominciato a distruggere con mazze e pietre le vetrine di esercizi commerciali – Corte Ingles, Zara, Mango, Pull & Bear e Disegual – e a lanciare bombe di vernice contro alcune filiali bancarie della BBK, del Santanter e di Barclays.

Numerosi i cassonetti incendiati. Per frenare la rivolta, la polizia basca ha realizzato numerose cariche, mentre la manifestazione e’ stata sciolta. Due gli arrestati, fra i quali un uomo di 42 anni, accusati di disordini pubblici e resistenza a pubblico ufficiale.

domenica 23 febbraio 2014

Della Luna: "Padoan: Un economista fallito alla guida dell'economia italiana?"


L'avv. Marco Della Luna, autore tra gli altri, di Euroschiavi e
del recente "Traditori al governo"
, due ottimi libri che mi
sento di consigliare a tutti.
Padoan: Un economista fallito alla guida dell'economia italiana?

A cura dell'avv. Marco Della Luna

I giornali, tolti alcuni più fedeli a Renzi e alla Merkel, si diffondono in esempi di clamorosi fallimenti del nuovo ministro dell'economia come economista. Citano le sue marcatamente erronee previsioni, ripetute, sulla fine della crisi. Citano la sua fedeltà al principio della austerità fiscale e quello bella alta pressione tributaria, fedeltà che resiste all'evidenza del fallimento di questi due principi che stanno, nel mondo reale, producendo effetti contrari a quelli che dovevano produrre. Cioè più indebitamento, più deficit, più recessione. Citano Paul Krugman,  che di lui dice che la sua regola è: bisogna colpire l'economia finché non si riprende. Lo dipingono, insomma, come un dogmatico ottuso che rifiuta di vedere i fatti, cioè come un perfetto cretino.
Io però non credo che Padoan sia un cretino: per dimostrare che sia uno sciocco, bisognerebbe provare che creda in ciò che predica, e che non lo predichi solo per  sua convenienza - e di carriera ne ha fatta. Non credo affatto che sia un economista fallito, perché si può parlare di fallimento dei principi che egli propugna e difende soltanto se si guarda ai loro effetti dal punto di vista dell'interesse della popolazione generale, non dal punto di vista dell'interesse dell'élite. È vero che la loro applicazione ha prodotto un impoverimento generale, ma è anche vero che ha prodotto un arricchimento dei vertici della società. Un arricchimento in termini sia di ricchezza economica che di potere politico sulla popolazione generale. Un gigantesco trasferimento economico dal basso verso la punta della piramide. Ha consentito una profonda ristrutturazione dei rapporti giuridici e sociali in favore delle classi dominanti a livello globale. Ma ha anche fatto gli interessi della classe dominante italiana, della cosiddetta casta, una classe parassitaria che deriva sia il suo benessere economico che la sua capacità di mantenere la poltrona dalla quantità di risorse che riesce a prendere al resto della popolazione. E le prende attraverso le tasse, perlopiù. I principi economici portati avanti da Padoan aumentano la pressione tributaria, aumentano le risorse che tale classe riesce a prendere per sé. Quindi vanno bene per la casta.

venerdì 21 febbraio 2014

All’Economia Padoan, uomo legato a OCSE, BCE e FMI, fautore della Patrimoniale

Pier Carlo Padoan oggi è capo economista e vicedirettore generale dell’Ocse. È stato professore di Economia presso l’Università La Sapienza di Roma e direttore della Fondazione Italianieuropei di D’Alema. Dal 2001 al 2005, inoltre, ha ricoperto l’incarico di Direttore esecutivo per l’Italia del Fondo monetario internazionale con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est. Dal 1998 al 2001 è stato consulente economico per i primi ministri italiani Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Inoltre, ha ricoperto incarichi di consulenza per la Banca Mondiale, la Commissione Europea e la Banca centrale europea.
In questo recente video vediamolo in azione:


L’uomo della Patrimoniale, cosi’ il prossimo Ministro dell’Economia del Governo Renzi, Pier Carlo Padoan, viene ritratto da Libero.
padoan
E’ decollato da Sidney. Destinazione: Roma. In volo c’è Pier Carlo Padoan, futuro ministro dell’Economia del governo Renzi. Una nomina che, c’è da scommetterci, farà discutere. Una nomina che spaventa gli italiani, già fiaccati e smembrati dalle tasse imposte dalla cura-Monti prima e da quella del dottor Saccomanni poi. Già, perché mister Padoan, ex vice segretario dell’Ocse, ha un chiodo fisso: la patrimoniale. Per l’economista la tassa sui patrimoni potrebbe avere delle “conseguenze positive”, “non ci deve spaventare”. Il Padoan-pensiero, solo pochi giorni fa, è stato consegnato alle pagine (non a caso…) di Repubblica: “Le tasse che danneggiano di meno la crescita sono quelle sulla proprietà, come l’Imu, mentre le tasse che, se abbassate, favoriscono di più la ripresa e l’occupazione sono quelle sul lavoro“. Una frase, secca, che chiarisce il suo pensiero: primum tassare i patrimoni, poi – semmai – abbassare il peso del fisco sul lavoro. Meglio mettere mano al portafogli, dunque.

martedì 15 ottobre 2013

L'immodesta proposta del Fondo Monetario: prelievo forzoso del 10% sui conti correnti

L'immodesta proposta del Fondo Monetario: prelievo forzoso del 10% sui conti correnti


Chi sogna lo sbarco della Troika in Italia per fare in modo che finalmente vengano attuate le tanto evocate riforme (che non si capisce mai bene quali siano), dovrebbe leggersi il box di pagina 49 dell'ultimo Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale, in cui gli economisti dell'istituto guidato da Christine Lagarde danno la ricetta ideale per risolvere il problema del debito pubblico. Il modo più efficace per riportare il livello del debito pubblico ai livelli pre-crisi, ovvero a fine 2007, in 15 Paesi dell'euro (chi verrebbe esentato? Forse il Lussemburgo e la Germania) è quello di un prelievo una tantum del 10% sulla ricchezza privata.

Secondo gli estensori del Fiscal monitor, le condizioni per  il successo di questa misura una tantum "sono forti, ma vanno pesate contro i rischi di misure alternative, che comprendono il ripudio del debito pubblico o una sua riduzione attraverso misure inflazionistiche". Queste ultime due misure, però, notano gli economisti del Fondo, sono una forma particolare di tassa sulla ricchezza che pesa sui detentori di bond e anche sui non residenti. Tradotto: pesa sulle banche, anche quelle estere che magari in portafoglio hanno titoli di Stato italiani.

Per evitare questo fardello alle banche, dunque, il Fondo consiglia di prelevare il 10% dalle tasche dei cittadini. Ma d'altronde non sarebbe una novità, visto che operazioni simili sono state attuate in Europa dopo la Prima Guerra Mondiale e in Germania e Giappone (guarda caso i due Paesi sconfitti) dopo la Seconda Guerra Mondiale. Gli economisti dell'istituto di Washington dimenticano di citare il caso italiano. Chi c'era ricorda però benissimo che nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992 il governo guidato da Giuliano Amato prelevò dai conti correnti il 6 per mille sulle cifre depositate. Un simpatico buffetto se paragonato al 10% proposto dal Fondo.

domenica 7 luglio 2013

LA TROIKA E’ PRONTA PER UNA FASE “GRECA” ANCHE IN ITALIA

TroikaIl vero scandalo non è la laconica dichiarazione del Fondo Monetario Internazionale, per bocca della sua direttrice Christine Lagarde, quella stessa signora che mesi fa ammise candidamente e senza essere presa a calci nel sedere da alcuno, che l’FMI aveva sbagliato i conti sulle possibili conseguenze dell’austerity. No, il vero scandalo è nel vedere l’infinita, colpevole rassegnazione di un popolo, il nostro, che sta assistendo impassibile al proprio funerale!
Benché sia evidente il progetto di mettere in ginocchio il nostro paese per consentire alla Goldman Sachs & C. di razziare i gioielli di famiglia (Eni, Finmeccanica, patrimonio immobiliare pubblico e riserva monetaria..), dalla sera alla mattina restiamo con la lingua ciondolante dinanzi ai Tg, ad ascoltare le dichiarazioni di tanti mascalzoni travestiti da politici, i quali eseguono le disposizioni della Troika, ossia della Commissione Europea (direi meglio “commissione esecutiva della dittatura”), della BCE e del FMI, oltre che della Merkel.

giovedì 6 giugno 2013

L’euro e la cambiale a babbo morto della politica


Euro_tedesco
“Ahi serva Italia di dolore ostello /Nave sanza nocchiere in gran tempesta”. Dante la sapeva lunga sul Paese dove il si suona, conosceva fin da allora la natura delle sue classi dirigenti, così incapaci di opporsi alle pretese dei forti da trovare la sola autonomia possibile nel gioco di ambiguità e tradimenti tra i vasi di ferro, ma anche decise ad esercitare potere, iniquità e arroganza con i deboli, il che significa con il popolo, ovvero con i sudditi.
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