sabato 2 aprile 2016

Bibliomotocarro, maestro in pensione crea una biblioteca itinerante per ragazzi


Bibliomotocarro, maestro in pensione crea una biblioteca itinerante per ragazzi
“Pronuncia sempre con riverenza questo nome – MAESTRO – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo”. Così scriveva de Amicis nel suo più famoso romanzo Cuore, riferendosi alla figura del maestro Perboni.
Bibliomotocarro, maestro in pensione crea una biblioteca itinerante per ragazziNon c’è frase più adatta per raccontare la storia di Antonio La Cava, maestro elementare in pensione, che è riuscito a coronare il suo sogno: creare una biblioteca mobile per avvicinare i più giovani alla lettura, specialmente quelli che vivono in paesi dove queste strutture scarseggiano.
Ogni mese Antonio attraversa in lungo e in largo la sua amataBasilicata percorrendo più di 500 chilometri a bordo delBibliomotocarro, una vecchia Ape ristrutturata da lui che sembra uscita da un racconto fantastico: ai lati del veicolo ci sono due vetrine, attrezzate come degli scaffali di una biblioteca dove è possibile reperire circa 700 libri.
Ad annunciare il carretto dei libri, come nelle migliori tradizioni, il suono di un organetto. Nelle piazze lo aspettano i bambini. “Prendono in prestito i libri – ha raccontato Antonio a Buonenotizie.it – e si siedono su un gradino a sfogliarli. Si crea un’atmosfera magica”.
I libri di Antonio però hanno un’ulteriore particolarità! Il maestro infatti non mette a disposizione solo libri “scritti”, ma anche libri da scrivere, dove i bambini possono lasciare le proprie impressioni, raccontare le proprie storie, completare quelle degli altri, insomma diventare parte dell’esperienza della lettura.
Bibliomotocarro, maestro in pensione crea una biblioteca itinerante per ragazzi
“L’idea nacque a San Mauro Forte, un paesino della collina materana; con una quindicina di ragazzi della scuola secondaria di 1° grado eravamo intenti a scegliere ognuno il libro desiderato quando una fanciulla chiese: “Maestro, e se i libri li scrivessimo noi? Lì per lì rimasi sorpreso, ma nei giorni successivi ci pensai  molto e arrivai alla conclusione che c’era un bisogno diffuso non solo di raccontare, quanto di raccontarsi, spiega La Cava.
E così acquistò 200 “libri bianchi” e li mise a disposizione dei suoi piccoli utenti. “Sono richiestissimi, i bambini scrivono quello che vogliono e, quando me lo restituiscono, il libro finisce nelle mani di altri bambini che continuano la loro storia o ne scrivono altre. E sono sempre meravigliose”.

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