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domenica 9 marzo 2014

Da Harvard la pietra tombale dell'UE: "un esperimento fallito"

DA HARVARD LA PIETRA TOMBALE DELL'UNIONE EUROPEA: ''LA UE E' UN ESPERIMENTO POLITICO FALLITO, ORA E' DITTATURA ECONOMICA''
DA HARVARD LA PIETRA TOMBALE DELL'UNIONE EUROPEA: ''LA UE E' UN ESPERIMENTO POLITICO FALLITO, ORA E' DITTATURA ECONOMICA''

Niall Ferguson, è uno storico britannico di orientamento conservatore, insegna all'Università di Harvard. Ha scritto un articolo l'anno scorso che è passato inosservato, come tutto ciò che viene scritto da persone colte che non fanno sfoggio, non si vantano, della loro preparazione. Eppure, in nemmeno 50 righe Ferguson riesce a riassumere in maniera cristallina la vera, ignobile quintessenza dell'Unione Europea.

Da leggere (e conservare)

Ecco l'articolo:


"Thank you. Merci. Grazie. Gracias. Grazzi. Go raibh maith agat. Dziękuję. Danke. Aitäh. Köszönöm. Mulţumesc. Děkuji. Paldies. Ačiū. Ďakujem. Obrigado. Hvala. Dank u. Kiitti. Blagodarja. Tack. Efharistò. E il mio preferito, tak. Ci sono ventitré modi per dire "grazie" nell'Unione europea e a mio parere basta questo per far capire perché l'esperimento europeo si sia concluso in un fallimento. Vi ricordate quegli esperimenti che si facevano da bambini con il piccolo chimico? Si continuavano ad aggiungere elementi, uno dopo l'altro, per vedere quale sarebbe stato quello che alla fine avrebbe prodotto un'esplosione. È quello che hanno fatto in Europa. Hanno cominciato con sei: non era abbastanza. Sono passati a nove… niente. Dieci… cominciava a fare un po' di fumo, ma niente di più. Dodici… nulla. Quindici… ancora nulla. Venticinque… ha iniziato a gorgogliare. Ventisette… esplosione!

martedì 25 febbraio 2014

Solo il Pd difende ancora l’euro, odiato dagli italiani

Cosa pensano gli italiani della moneta unica? Le elezioni europee si avvicinano, e la questione dell’euro diventerà assolutamente centrale nel dibattito politico. Anche perché «euro e mercato unico sono le uniche “conquiste” dell’Unione Europea dal momento che la Ue non ha una politica sociale, industriale, una politica estera e di difesa comune», ricorda Enrico Grazzini. Gran parte della sinistra radicale intende opporsi alla politica di suicida austerità imposta con metodi autoritari e antidemocratici dalla Troika alla Grecia e ai paesi debitori del Sud Europa. Ma, di là della solidarietà di intellettuali e movimenti a Tsipras, quali possono essere le proposte vincenti per superare lo scoglio dello sbarramento elettorale del 4%? Obiettivo minimo: due milioni di voti, per eleggere almeno tre parlamentari a Strasburgo. Impresa non facilissima, considerando che nove italiani su dieci non sanno nemmeno chi sia, Alexis Tsipras.
Secondo tutti i sondaggi, i cittadini europei sono ancora favorevoli all’Europa unita, ma la maggioranza degli italiani (il 49%) non vuole più l’euro, e il 24% Napolitano, "guardiano" dell'euro(cioè un italiano su quattro) si dice pronto a votare subito un partito schierato contro l’euro. I più contrari alla moneta della Bce sono operai, disoccupati e casalinghe, ma anche imprenditori, liberi professionisti e impiegati (favorevoli solo pensionati e dipendenti pubblici, cioè chi ha un reddito garantito). «Ma la cosa più strabiliante», scrive Grazzini su “Micromega”, è che la stragrande maggioranza del popolo di centrosinistra è schierato al 90% a favore dell’euro, mentre la grande maggioranza degli elettori di centrodestra e del M5S è a favore del ritorno alla lira. Lettura sociologica: «Sembra che molti elettori del centrosinistra appartengano al ceto medio superiore, colto e anziano, con meno problemi economici». Per questo, in nome dell’ideale europeista, «accettano la moneta unica e le conseguenti politiche monetarie e fiscali recessive, che provocano disoccupazione e desertificazione produttiva». Di conseguenza, a rappresentare i sentimenti più popolari sono Berlusconi, Grillo e la Lega.

lunedì 17 febbraio 2014

Usciamo dall’Euro? Ok, ma COME?

NaziEuro 490x267 Usciamo dall’Euro? Ok, ma COME?
Oggi finalmente esiste una discussione molto accesa sull’Euro, con due fronti contrapposti che si sfidano: pro e contro. Solitamente la sfida è a suon di grafici e numeri. Una sfida che sinceramente non riesce ad appassionarmi per un motivo molto banale: l’economia non è una scienza sperimentale, quindi non è possibile trarre conclusioni induttive/deduttive su eventi economici che non sono avvenuti. Si tratta di opinioni, ognuno scelga liberamente quelle che ritiene più sensate.
Personalmente sono favorevole all’uscita dall’Euro per andare verso qualcosa di nuovo, cioè la libertà monetaria. Andrea Benetton spiega qui molto meglio di quanto io sappia fare come potrebbe funzionare la transizione e quali siano gli sbocchi. Qui risponde ad alcune domande. In realtà credo che il problema della moneta sia assolutamente secondario rispetto al problema della creazione del gigantesco sovrastato dell’Unione Repubbliche Socialiste Europee, ma comunque un passo fondamentale per la distruzione del sovrastato stesso e per far tornare l’UE ciò che ci avevano promesso: un mercato libero ed unico. Che è un po’ diverso da un’unione di Stati Nazional-Socialisti con un sovragoverno antidemocratico.
Usciamo dall’Euro, dunque, ma per qualcosa di nuovo e diverso, non per il ritorno a una valuta senza valore col solo (supposto) vantaggio di avere la targa “made in Italy”. Per quanto mi riguarda.
Fino a qualche giorno fa ero convinto che la nostra fosse una proposta tra le tante per uscire dall’Euro. Ma una discussione con altri utenti mi ha convinto del contrario: l’introduzione di una moneta parallela, lasciando la libertà ai cittadini di scegliere quale moneta usare, è l’unica possibilità per uscire unilateralmente dall’Euro.
E le ragioni sono squisitamente tecniche.

venerdì 29 novembre 2013

VIDEO - Presentazione dell'incontro pubblico "MORIRE PER L'EURO?"


Vedi anche: Europarlamento: "Morire per l'Euro?" di Magdi Cristiano Allam

giovedì 28 novembre 2013

Sisa, la super-devastante droga che dilaga nella Grecia della Troika

A cura di Nocensura.com

Ieri Le Iene hanno trasmesso un servizio sulle condizioni di estremo degrado in cui vivono i cittadini greci più poveri, quelli che hanno perso la casa vivono in strada, dove da un paio d'anni si sta diffondendo a macchia d'olio una devastante droga sintetica, derivata dall'acido delle batterie: la sisa.

Una droga che genera violenza, e devasta, nel giro di pochi mesi, il corpo e la mente di chi la assume.

Il servizio delle Iene potete guardarlo QUI sul sito di Mediaset.

Sullo stesso argomento, ovvero la povertà dilagante in Grecia, il forte aumento dei senzatetto che vivono in strada e sull'uso della droga sopracitata, vi consigliamo di guardare il documentario che vi proponiamo di seguito: MOLTO PIU' COMPLETO di quello delle Iene.

Mentre il servizio delle Iene, pur interessante, si concentra sulla droga, questo illustra il degrado sociale che ha condotto a questa situazione; spiega come tantissime persone che hanno perso tutto siano finite in strada, e il trattamento che ricevono a quel punto dalle autorità.

Il governo di Atene ha fortemente ridotto gli stanziamenti per i poveri, e questo si è tradotto in minore assistenza ai senzatetto: abbandonati praticamente a se stessi, e anzi, trattati come un PROBLEMA. Chi non è tossicodipendente e finisce a vivere in strada, molto spesso, lo diventa; e in breve, contrae qualche malattia.

La Polizia nei mesi scorsi ha iniziato a fare, su ordine del ministero, veri e propri "rastrellamenti", per confinare i poveri nelle periferie: dove passano inosservati agli occhi degli altri cittadini...

Se avete guardato il servizio delle Iene e vi è piaciuto, non perdetevi Sisa: la cocaina dei poveri documentario in inglese, sottotitolato italiano. Durata: 30 minuti circa.

Sisa: la cocaina dei poveri - Parte 1
- Sisa: la cocaina dei poveri - Parte 2


PS: In chiusura, nella seconda parte del documentario, l'autore si chiede se questo sia "il destino dell'Italia e delle altre nazioni colpite dall'austerity"...

Alessandro Raffa per nocensura.com


Fonte: nocensura.com

venerdì 22 novembre 2013

L'Ucraina volta le spalle alla Ue. Stop all'adesione

Dopo la Polonia che ha detto NO all'Euro ed il diniego dell'Islanda, che ha interrotto i negoziati, un altro "colpo" agli eurocrati bilderberghini che gestiscono l'UE: anche l'Ucraina ha detto NO all'Unione Europea! 

Un paese che fino a qualche anno fa avrebbe fatto carte false per aderire, oggi ringrazia e congela le trattative: un fatto che lascia molto su cui riflettere...

Redazione Informati
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Congelate le trattative con l'Unione. Il governo annuncia la ripresa di un "dialogo attivo" con la Russia. Delusione a Bruxelles, soddisfatto il Cremlino, che non vedeva di buon occhio il trattato
Kiev, 22 Novembre 2013
Un fallimento per l'Unione Europea, un successo per Vladimir Putin. Viene letta così, dai principali commentatori, la decisione dell'Ucraina di non firmare il trattato di associazione all'Ue al vertice del 29 novembre a Vilnius. Kiev ha inoltre annunciato la ripresa di "un dialogo attivo" con la Russia e gli altri membri dell'Unione doganale e della Comunità degli Stati indipendenti (ex Urss) per rafforzare i legami commerciali ed economici. "Prendiamo atto della decisione del governo ucraino - ha commentato l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione, Catherine Ashton - E' motivo di delusione non solo per l'Ue ma, crediamo, per il popolo ucraino". 

I contenuti del trattato
L'accordo di associazione dell'Ucraina è un testo di 1200 pagine che avrebbe dovuto rimuovere praticamente tutti i dazi sui prodotti ucraini esportati nei paesi dell'Unione europea e consentire, secondo molti economisti, di scongiurare la crisi finanziaria in vista entro la fine dell'anno. Il negoziato era iniziato nel 2008 e includeva anche un accordo di libero scambio. L'Ucraina, in quanto paese europeo, ha il diritto di chiedere l'ammissione all'Ue, una volta completamente soddisfatti una serie di criteri. La firma a Vilnius sarebbe stata un passo in questa direzione. 

venerdì 15 novembre 2013

"Morire per l'Euro?" Magdi Allam organizza convegno a Bruxelles con Farage ed economisti

Magdi Cristiano Allam organizza un incontro pubblico, nella sede dell'Europarlamento, dal titolo "morire per l'Euro?", alla presenza del deputato inglese Nigel Farage, euroscettico per antonomasia, l'economista Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Marco Scurria.

Di seguito la locandina e l'invito all'evento:

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Partecipano: CLAUDIO BORGHI, ANTONIO RINALDI, ALBERTO BAGNAI, NIGEL FARAGE, MAGDI CRISTIANO ALLAM, MARCO SCURRIA

BRUXELLES, PARLAMENTO EUROPEO (Sala ASP 1E2)
MARTEDI’ 3 DICEMBRE ORE 11

https://mail-attachment.googleusercontent.com/attachment/u/0/?ui=2&ik=fe37d15040&view=att&th=14248343918dc319&attid=0.1&disp=inline&safe=1&zw&saduie=AG9B_P_9bgK6GgHmEuv0VNboaFSU&sadet=1384371898267&sads=WcYIj62mmNZpAfEJJ3bkWgKB3M0

Per la prima volta Claudio Borghi, Antonio Rinaldi e Alberto Bagnai, i tre economisti più affermati e conosciuti in Italia per la loro autorevolezza accademica, indipendenza di pensiero e coraggio delle proprie idee, interverranno insieme nel Parlamento Europeo per illustrare la proposta di uscita concordata dall’euro prima che la conflittualità all’interno dell’Eurozona provochi la disintegrazione dell’Unione Europea.
La proposta, denominata “Manifesto di solidarietà europea”, è stata presentata ufficialmente a Parigi lo scorso 15 giugno.
All’incontro pubblico parteciperanno anche gli europarlamentari Nigel Farage, Magdi Cristiano Allam, Marco Scurria e sarà moderato da Stefano Di Francesco.

sabato 9 novembre 2013

Rovinati dall’euro: da 2001 ricchezza italiana crollata del 17%

 La crisi ha messo in ginocchio la capacità di spesa degli italiani passata da valori tra i più alti in Europa nel 2001 al triste primato negativo nel 2012 con un crollo del 16,8%, peggio persino della Grecia. Lo dicono Adusbef e Federconsumatori. La capacità di spesa da 119 nel 2001 è precipitata di 20 punti (a 99) nel 2012 per un tonfo record davanti al Regno Unito (-8,3%), che ha la sua moneta.

In rialzo invece la capacità di spesa della Germania (122), che prima dell’euro era meno ricca di noi, e che con l’euro, tagliato su misura per i tedeschi e il loro sistema produttivo, ha guadagnato posizioni.


Fonte: voxnews.info

mercoledì 6 novembre 2013

Atene, ispettori troika costretti a scappare da uscita sul retro!

Alta tensione nelle strade di Atene. Popolo greco furioso nelle strade di Atene. Ispettori troika sono stati costretti a uscire da Ministero Finanze attraverso uscita di emergenza. 
 
Popolo greco furioso nelle strade di Atene. Ispettori troika sono stati costretti a uscire da Ministero Finanze attraverso uscita di emergenza.


Proprio qualche ora prima, il primo ministro greco Antonis Samaras aveva affermato con convinzione che la Grecia non è in guerra con gli istituti internazionali che stanno dettando le regole al paese, ovvero Unione europea,Bce e Fondo Monetario Internazionale.


D'altronde, attaccato alla sua poltrona di premier, è difficile pensare che Samaras abbia compiuto personalmente qualche sacrificio: appartiene, lui come altri premier europei, all'esercito di soldatini capitanati dal generale Troika che, ricorrendo più alla logica del bastone che non a quella della carota, continua a imporre la sua sovranità fatta di austerity e tagli al personale.

lunedì 4 novembre 2013

Islanda: hanno rifiutato di pagare i debiti-truffa, detto NO all'UE e ora cresce

Mentre i cittadini dell'eurozona sono sempre più tartassati, un anno fa il governo islandese ha persino deciso di aiutare i cittadini a sostenere i mutui!!! Sembra fantascienza a noi che siamo abituati a governi che ci prendono in giro e che ne inventano di tutti i colori per prenderci in giro... ma è così!!! 

Se non conosci la storia dell'Islanda, che ha rifiutato i diktat dei banchieri leggi qualche articolo oppure guarda qualche video su Youtube. I media non ne hanno mai parlato, ovviamente, ma i blog liberi hanno dedicato tanti articoli alla vicenda islandese. Noi di Informatitalia a quei tempi non avevamo un blog, anche se alcuni di noi già collaboravano con l'ottimo Nocensura.com che all'Islanda ha dedicato molti articoli. In breve: UE, BCE e soci volevano far ripagare ai cittadini islandesi gli errori di alcuni banchieri; sarebbero stati sottoposti a DECENNI di pesantissima austerity se non si fossero fortemente ribellati. Inizialmente eurocrati e banchieri hanno minacciato l'Islanda: "vi isoleremo" - "sarete la Cuba d'Europa", etc. ma alla fine hanno desistito, per evitare che la questione avesse risonanza. Molti politici islandesi volevano far accettare l'austerity ai cittadini, ma gli islandesi non si sono fatti infinocchiare dai discorsi, e i politici hanno seguito la volontà popolare, altrimenti li avrebbero cacciati in malo modo. A noi italiani basterebbe metà della dignità del popolo islandese per cambiare le cose. 

Gli eurocrati hanno accettato il rifiuto dei cittadini islandesi e archiviato la questione, non potevano rischiare che il 'modello islandese' fosse esportato, cosa che non è successa grazie al silenzio assoluto dei media. Bene o male, l'Islanda è una nazione di 320.000 abitanti, gli eurocrati ci hanno rimesso qualche miliardo (che poi... "rimesso" è una parola grossa, non dimentichiamoci che loro CREANO DENARO DAL NULLA... ci hanno rimesso qualche kg di carta, anzi nemmeno quella visto che il 97% del denaro esiste solo 'elettronicamente' nelle memorie di qualche computer..) ma se la Grecia, o "peggio" ancora Spagna e Italia avessero seguito le orme dell'Islanda, i progetti degli eurocrati sarebbero andati a farsi benedire!!! Loro hanno bisogno della crisi, dell'austerity e di seminare povertà per conseguire i loro propositi. Pezzo per pezzo la nostra sovranità sta andando a farsi benedire, siamo sempre più gestiti dalla cricca europea nominata dal Bilderberg, Barroso e Van Rompuy non li ha eletti nessuno, eppure decidono per centinaia di milioni di cittadini europei che in larga parte nemmeno li conoscono!!! Ascoltate questo discorso di Nigel Farage a Van Rompuy.

Già un anno fa dall'Islanda arrivavano notizie confortanti, così come ne arrivano dall'Ungheria di Orban, che i media europei definiscono un dittatore, ha nazionalizzato le aziende dei servizi essenziali e aumentato le pensioni.

Lorenzo - Informatitalia
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Di seguito l'articolo:

Abbiamo creato questa immagine: condividetela su Facebook! La trovate qui

ISLANDA IN FORTE SCRESCITA, INVESTIMENTI E PROGETTI DI GRANDE RESPIRO, GRAZIE AD AVER CACCIATO L'FMI E LA UE (A CALCI)
 
Di Giuseppe De Santis


Quando alcuni mesi fa gli elettori islandesi hanno votato contro l'adesione all'Unione Europea molti europeisti hanno reagito malissimo e hanno accusato gli islandesi di essere degli ignoranti retrogradi i quali non hanno capito che fuori dalla UE non hanno nessun futuro.

In realta' l'Islanda sta traendo grossi vantaggi dall'essere fuori da questa mostruosa istituzione e la sua classe dirigente sta cercando opportunita' fuori dall'Unione Europea.

A tale proposito alcuni giorni fa il ministro degli esteri Gunnar Bragi Sveinsson ha dichiarato che il governo ha in progetto di trasformare l'Islanda in un centro di riferimento per il commercio nel polo artico e diventare una base per tutte le aziende interessate a fare affari in questa parte del globo.

Lo scioglimento di molti ghiacciai ha aperto nuove rotte commerciali e l'Islanda vuole trarre vantaggio dal fatto che alcune compagnie di shipping vogliono trasportare merci attraverso il polo nord per ridurre i tempi e costi di trasporto tra Europa e Asia e a tale proposito l'Islanda sta cercando di stringere accordi commerciali con Cina, Corea del sud e SIngapore.

Inoltre il governo islandese vuole diventare la base operativa per tutte le societa' che vogliono esplorare e sfruttare le riserve di petrolio e gas dell'artico.

Ancora una volta l'Islanda si sta dimostrando un esempio da seguire per tutti coloro che vogliono combattere i poteri forti globalisti e infatti dopo aver mandato al diavolo i banchieri e il Fondo Monetario Internazionale adesso sta dando un pugno nel naso a tutti i  parassiti dell'Unione Europea dimostrando che c'e tantissimo da guadagnare e nulla da perdere se si decide di rimanere indipendenti e sovrani e quello che vale per l'Islanda vale anche per l'Italia.

Fonte: ilnord.it
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sabato 2 novembre 2013

Ungheria: lo nemico dei poteri forti Orban aumenta le pensioni!


Budapest - Mentre il governo sta massacrando e impoverendo gli italiani con misure lacrime e sangue l'Ungheria sta andando nella direzione opposta grazie alla messa in atto di misure aventi lo scopo di aiutare le fasce deboli e rilanciare l'economia.

Questa rivoluzione e' iniziata alcuni mesi fa quando il governo ungherese, con una mossa a sorpresa, ha deciso di estinguere con due anni di anticipo il debito contratto col Fondo Monetario Internazionale e chiesto ai suoi funzionari di chiudere il loro ufficio e lasciare il paese.

Una volta libero da pressioni ricattatorie l'esecutivo ungherese ha iniziato ad adottare una serie di misure volte a stimolare i consumi e incrementare il reddito delle famiglie  quali la riduzione del 10% dei prezzi di gas naturale, luce e riscaldamento centralizzato,  acqua, nettezza urbana, raccolta di rifiuti e rimozione scarti e dal primo Novembre sarà effettivo un taglio ulteriore dell'11,1% su luce, gas e riscaldamento.

Inoltre il governo aumenterà le pensioni del 2,4% allo scopo di preservarne il potere di acquisto (il settimo ritocco al rialzo delle pensioni in tre anni e mezzo), una modifica che inciderà sulle tasche di 2,8 milioni di persone.

Quello che sta accadendo in Ungheria dimostra i vantaggi di avere un governo che non e' schiavo dei poteri forti e il silenzio dei mezzi di informazione la dice lunga sugli effetti nefasti che tali organizzazioni hanno sul nostro paese nonche' sul servilismo di molti giornalai di regime.

Giuseppe De Santis

Fonte: ilnord.it

LEGGI ANCHE:
- BCE e tecnocrati minacciano l'Ungheria
- L'Ungheria nazionalizza le aziende di servizi (luce, gas, acqua) le bollette scendono e il governo sale (nei consensi)
- Dopo aver cacciato il FMI l’Ungheria emette moneta senza debito

mercoledì 30 ottobre 2013

Bce e tecnocrati minacciano l’Ungheria

Vedi anche: L'Ungheria nazionalizza le aziende di servizi (luce, gas, acqua) le bollette scendono e il governo sale (nei conseensi)  -  Dopo aver cacciato il FMI l’Ungheria emette moneta senza debito

È da tempo ormai che l’Ungheria e il suo premier Viktor Orban, leader della formazione di centro-destra Fidesz, prosegue la battaglia contro i poteri forti e l’usura internazionale per dar vita a uno Stato magiaro pienamente sovrano, ma a molti questo non piace, anzi li preoccupa enormemente.

Sì, perché nel cuore d’Europa, una nazione come quella magiara che ha il coraggio di rispondere per le rime agli eurocrati e ai banchieri non è assolutamente gradita. Dopo gli attacchi al fiorino ungherese venuti dagli speculatori internazionali sui mercati, dalle banche nazionali e non, e ancora dalla Commissione europea, ora non poteva mancare quella della Banca centrale europea, addirittura nella persona del governatore Mario Draghi.

Del resto le misure economiche attuate dal governo Orban sono in controtendenza rispetto al pessimo andazzo generale dove vige il più atroce e spietato iperliberismo. E allora cosa ha fatto Draghi? Ha pensato “bene” di ammonire l’Ungheria affinché non costringa le banche magiare ed estere a convertire i prestiti in valuta estera in fiorini. In parole povere il sostegno che Orban ha voluto garantire alle famiglie con mutui a carico deve essere vanificato poiché gli unici che devono arricchirsi sono i più ricchi ovvero le banche.

martedì 29 ottobre 2013

MES: IL TRIBUTO DI SANGUE AI MERCATI (ma nessuno lo sa)



Grecia, in carcere chi critica l'Unione Europea!

Un destino cupo attende le persone che non sono d’accordo con le strutture, le istituzioni, i rappresentanti, i provvedimenti o gli strumenti di questa Unione Europea. Come spiega George Delastik, noto giornalista, da giovedì 24 ottobre, il Codice Penale della Grecia ha inserito l’articolo 458 a, ossia il provvedimento relativo alle “Violazioni alla normativa UE”, con il quale si prevede la reclusione fino a due anni per chi agisce contro le strutture europee, protestando o manifestando dissenso o contrarietà verso le sanzioni, i governi, i rappresentanti dell’UE.
Il governo greco degli opposti (così simile al nostro governo PD-PDL) composto da Pasok e Neo Democrazia ha infatti approvato un emendamento-bavaglio per gli oppositori dell’Europa della grande finanza: chiunque osteggi la politica dell’UE rischia la galera! Dopo i 2 milioni di euro spesi dal Parlamento europeo per bloccare blog, siti e post degli euroscettici, ora in Grecia entra nel Codice Penale il reato di opposizione alla nuova dittatura, l’Europeismo.
Prepariamoci dunque, perché la nuova ideologia che sta mietendo vittime in molti paesi europei, imporrà presto i suoi diktat di regime anche a noi, mentre siamo intenti a seguire il reality show della nefandezza politica nostrana e la costruzione della nuova marionetta dei poteri forti.
Fonte: aggiornare1.altervista.org

Ma ad essere perseguitati non saranno solo i greci: ricordiamo la recente istituzione dei servizi segreti europei per punire gli euroscettici, ai quali dobbiamo aggiungere l'istituzione di eurogendfor...

di MAURO MENEGHINI
I servizi segreti dell’Unione europea potranno perseguire i contribuenti e gli avversari dell’euro. Una delle costruzioni politiche più importanti di Wolfgang Schäuble sta per entrare in funzione: un servizio segreto che, finanziato con 230 milioni di euro dei contribuenti, controlli i cittadini europei. Con ciò si dovrebbe combattere il terrorismo. Ma anche filtrare demagoghi e euroscettici. Essenzialmente le truppe create dovrebbero esser impiegate quando gli stati indebitati decideranno di rafforzare la lotta agli evasori.
L’Unione Europea ha quasi completato la creazione dei servizi segreti prepostI al controllo di tutte le attività dei cittadini europei. Uno dei padri di questo progetto è il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e l’altro, annotatevi bene il nome, Frattini. Naturalmente, il servizio segreto dovrebbero controllare esclusivamente i movimenti terroristici. Questa la tesi ufficiale.
In realtà la nuova creazione può comprendere molte più attività: da chi non ha la stessa opinione agli euroscettici agli evasori fino ai demagoghi. L’UE ha in questa maniera creato i presupposti per assicurarsi un controllo inevadibile sui cittadini. Cosa che fin ora con i servizi d’informazione nazionale era facilmente eludibile. Ora Bruxelles ha assunto 1.300 collaboratori. Messo a disposizione 230 milioni di euro per assicurarsi che il progetto venga completato.

sabato 19 ottobre 2013

La Croazia entrata da pochi mesi nell'UE sta già tracollando

Zagabria - A festeggiare, il primo luglio scorso, l’ingresso della Croazia nel club dell’Unione Europea in qualità  di ventottesimo membro effettivo fu soprattutto l’élite politico-economica al timone di questa ex-scheggia della defunta Jugoslavia.A partire dalla coalizione di governo progressista al potere da due anni dopo il lungo dominio dei conservatori dell’HDZ per arrivare agli ambienti finanziari legati a doppio filo al mondo austro-tedesco.
Lo scetticismo dell’opinione pubblica, sconfitto da una non eccezionale mobilitazione degli entusiasti ( al referendum sull’ingresso nell’unione, svoltosi nel febbraio del 2012, si recarono alle urne non più del 44% degli aventi diritto) si è preso una sonante rivincita non più di un anno dopo allorquando, nell’aprile 2013, la scelta dei 12 fortunati destinati a rappresentare la piccola repubblica nell’europarlamento fu boicottata da 4 elettori su 5 stabilendo quasi un record storico di scarsa affluenza battuto solamente dal 16% della Slovacchia.Ma il misfatto era già stato compiuto ed i buoi erano già fuggiti dal recinto per finire nel vagone piombato di eurolandia.

sabato 12 ottobre 2013

L'UE trama un altro golpe in Italia per prorogare lo "stato di necessità"


Enrico Letta ha superato il voto di sfiducia anche grazie ai meccanismi di "stabilizzazione" politica messi in atto da Bruxelles. Tali meccanismi sono atti ad assicurare che saranno prese decisioni conformi allo "stato di necessità" decretato dall'UE. Ciò significa che le elezioni vanno evitate a tutti i costi e che il golpe avviato con la nomina di Mario Monti deve proseguire, per assicurare che gli italiani si immolino per salvare l'euro.
La strategia è stata messa a punto in una cena privata il 20 settembre a Roma, che ha visto attovagliarsi a casa di Eugenio Scalfari Mario Draghi, Enrico Letta, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini, tutti membri della corrente spinelliana del partito britannico. 

Due giorni dopo, Scalfari ha impartito gli ordini di marcia in un editoriale su La Repubblica. Dopo aver sentenziato in puro stile fascista illuminato che "la massa non fa progressi", Scalfari lancia l'allarme: si sta cercando di mettere in discussione "l'esistenza dello stato di necessità" che giustificò il governo UE-diretto di Mario Monti prima, e di Enrico Letta poi, scrive il fondatore del giornale di De Benedetti. C'è il rischio che Letta sia costretto dai ricatti di Berlusconi ad adottare una politica di anti-austerità (anti-euro). Ma, conclude Scalfari, Letta, Napolitano e Draghi "sono i nostri tre punti di forza, che hanno l'Europa come obiettivo preminente per l'avvenire di tutti. Se questa realtà è chiara, occorre operare, ciascuno nell'ambito delle sue competenze, affinché si realizzi”. 

sabato 5 ottobre 2013

Come potremmo salvarci, e perché la Merkel lo impedirà

Salvare l’Europa in sole quattro mosse: salvataggio delle banche pericolanti coi fondi del Mes, riduzione del debito con emissione di bond garantiti dalla Bce, un piano speciale per il rilancio degli investimenti produttivi e un paracadute di solidarietà sociale per non lasciare nessuno in preda alla disperazione. Tutto tecnicamente possibile, se solo i politici lo volessero. Purtroppo, sostiene Yanis Varoufakis, economista dell’università di Atene, nulla lascia supporre che si voglia davvero evitare la catastrofe. Per un motivo drammaticamente semplice: se accettasse di metter fine all’“economicidio” europeo, Angela Merkel perderebbe il suo attuale, immenso potere di ricatto. Per questo, alla vigilia delle elezioni, ha deliberamente ignorato l’invito del giornalista americano Bob Kuttner: una sorta di “Piano Merkel”, per cancellare gli orrori del rigore e farsi ricordare con gratitudine, anziché con odio.
A insaputa dei tedeschi, la Merkel sta scherzando col fuoco. Il professor Varoufakis lo spiega in un intervento per il “New Left Project” ripreso da Angela Merkel“Megachip”. «L’economia tedesca è di fronte ad un vero sbarramento di ostacoli il cui impatto si sentirà molto, molto presto: quando succederà, nessun cancelliere tedesco, per quanto preoccupato del suo lascito, se la sentirà di dire al Bundestag che la Germania deve finanziare un Piano Marshall europeo per la propria bella faccia». Il primo di questi problemi incombenti, avverte l’economista greco, è la diminuzione anticipata della domanda cinese per beni capitali tedeschi: «Come gli investimenti cinesi si restringono, grazie al semplice fatto che il loro livello attuale è insostenibile dato il livello effettivo della domanda per output cinesi, la possibilità della Germania di sostituire la domanda decrescente dall’Eurozona (innanzitutto da Spagna e Italia) con domanda addizionale dalla Cina, di fatto svanirà».
Sta quindi per sparire un colossale “cliente” dell’export di Berlino. In più, «sta anche fermentando una crisi dovuta gli alti, e crescenti, costi dell’energia», che è «il “combustibile” che sta dietro l’industria tedesca fortemente orientata alle esportazioni». Nel Texas, dove attualmente Varoufakis vive e lavora, le corporation tedesche come la Basf stanno costruendo nuovi impianti di produzione giganteschi, sottraendo investimenti in Germania. Non appena cresceranno i differenziali di prezzo dell’energia tra la Germania e gli Usa, ma anche tra la Germania e il resto d’Europa, l’economia tedesca dovrà stringere sempre più la cinta. Infine, il terzo mandato della Merkel sarà «funestato da un contraccolpo politico» molto difficile da digerire: «La demografia del paese sta stressando il sistema sanitario, quello pensionistico e di sicurezza sociale». Sicché, la massa crescente di tedeschi che vivono in indigenza e che lavorano in “micro-jobs” senza sbocchi e senza speranza, difficilmente prenderebbero bene un “Piano Merkel” per i paesi del Sud Europa, che la stampa e la politica tedesca hannoYanis Varoufakisdipinto per tre anni come dissoluti, adagiati nei debiti, indegni partner dell’Eurozona.

venerdì 20 settembre 2013

Van Rompuy: sospensione della democrazia negli stati che non rispettano parametri


Van_Rompuy-150x150.jpg“L’attuale situazione richiede un’azione immediata”: con questa premessa, il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy proporra’ ai capi di Stato e di governo “una maggiore convergenza economica” con “l’introduzione di sanzioni”, come per esempio la sospensione del diritto di voto per chi non rispetta i parametri di debito e deficit, e il mantenimento della “coerenza fra Ue ed Eurozona”, ma anche la trasformazione del fondo permanente savastati (Esm) “in uno strumento finanziario dell’Eurozona”, una sorta di Fondo monetario europeo.

Il documento di due pagine, chiesto a Van Rompuy dai leader in occasione del precedente vertice di fine ottobre e anticipato oggi sulle pagine web del quotidiano La Stampa, e’ ora pronto per essere discusso a partire da giovedi’ sera, quando con la cena dei 27 comincera’ l’attesissimo Consiglio anticrisi. Il presidente Ue propone di considerare “l’uso di interventi legislativi per definire dei risultati minimi da ottenere per l’agevole funzionamento dell’Eurozona”: dei parametri analoghi a quelli sui rapporti debito/pil e deficit/pil dei quali fra l’altro Van Rompuy suggerisce una “piu’ stretta interpretazione del 3% e del 60%”.

Tutte misure coerenti con gli interventi voluti dalla Commissione per il rafforzamento della governance economica dell’Eurozona, in particolare il “Six pack” che entrera’ in vigore fra una settimana esatta, da aggiornare con le nuove proposte di regolamento già presentate dall’esecutivo Barroso, per ottenere un maggior peso decisionale di Bruxelles sulle finanziarie nazionali.

giovedì 12 settembre 2013

L'Islanda ci ripensa e dico NO all' Unione europea: sospesi i negoziati

 Ha vinto la linea dell'attuale coalizione di centro destra, euroscettica. Sospesi i negoziati.

Il ministro degli Esteri islandese, Gunnar Bragi Sveinsson, ha annunciato oggi che il suo governo ha sospeso per tutta la durata della legislatura i negoziati di adesione all' Unione Europea. "Abbiamo sciolto la squadra e i gruppi di negoziatori; non avrà più luogo alcun incontro. L'Ue ha stabilito che non ci sarà più una dotazione Iap", ha affermato Sveinsson durante un discorso in Parlamento.

L'Ue aveva accordato all'Islanda 5,8 milioni di euro per il 2013 a titolo di Strumenti di aiuto di preadesione, dopo la candidatura lanciata da Reykjavik nel 2009.

Ma ad aprile, la coalizione di centro-destra, euroscettica, ha vinto le elezioni proprio con la promessa di mettere fine a questo iter di adesione.

"Il governo è unanime su questo dossier. L'iter è stato sospeso, nulla è stato chiuso, noi vogliamo migliorare la nostra comunicazione e rafforzare i legami con l'Ue senza però aderire", ha spiegato Sveinsson. (TMNEWS)


Fonte: wallstreetitalia.com
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